23.1.11

Luciano Re Cecconi


Re Cecconi era figlio di un muratore, e cominciò in gioventù a lavorare come carrozziere assieme al cugino, giocando a calcio come hobby.
Muove i primi passi sul campo polveroso dell'oratorio di Sant'Ilario Milanese (Nerviano). Da agonista comincia a giocare a calcio nell'Aurora Cantalupo, passando poi alle giovanili della Pro Patria, con cui il 14 aprile 1968, esordisce in Serie C (Pro Patria-Messina 1-1). I capelli biondi gli valsero anche il soprannome di Cecconetzer, un gioco di parole sul nome del calciatore tedesco Günter Netzer, con cui c'era una spiccata somiglianza fisica.
L'anno dopo l'allenatore Carlo Regalia lo inserisce nella rosa dei titolari e coi lombardi disputa una stagione da leader, guidando il centrocampo e collezionando 33 presenze.
Il calcio che conta l'ha già notato: l'allenatore del Foggia Tommaso Maestrelli chiede e ottiene il giovane centrocampista, facendolo esordire all'11ª giornata del Campionato di Serie B 1969-70 contro il Perugia (gara vinta dai pugliesi per 2-0). La stagione è brillante e Luciano colleziona 14 presenze e 1 goal, ma soprattutto il Foggia conquista la promozione in Serie A. La stagione 1970-71 non è però delle migliori e il Foggia torna subito in Serie B.
Per il campionato cadetto 1971-72 giunge sulla panchina foggiana Ettore Puricelli, che assegna a Re Cecconi il ruolo di regista di centrocampo. Luciano gioca un ottimo campionato, al termine del quale Maestrelli, divenuto allenatore della Lazio, lo porta a Roma.
È il salto di qualità che Luciano attendeva. Con 29 presenze e 1 goal si proietta tra i protagonisti del campionato 1972-73 che vede la Lazio giungere terza, ad appena 2 punti dalla Juventus campione d'Italia.
Inoltre il ct Ferruccio Valcareggi convoca Re Cecconi nella Nazionale under 23, con cui esordisce il 14 gennaio 1973 ad Ankara (Turchia-Italia 1-3).
L'apoteosi giunge l'anno seguente, quando il team di Maestrelli conquista il primo scudetto della sua storia. Re Cecconi, rimasto assente per 7 giornate verso metà campionato a causa di un infortunio, si erge comunque a protagonista, collezionando 2 goal in 23 presenze.
A fine campionato viene convocato da Valcareggi per l'avventura italiana ai Mondiali di calcio Germania Ovest 1974. L'esperienza è però amara, sia perché la Nazionale non supera il primo turno, sia perché Re Cecconi non mette piede in campo.
Le presenze in Nazionale maggiore giungeranno comunque nello stesso anno: il nuovo ct Fulvio Bernardini lo convoca per l'amichevole contro la Jugoslavia il 28 settembre a Zagabria (persa dagli azzurri per 1-0), dove Re Cecconi gioca tutta la partita, e successivamente per la gara in programma il 29 dicembre a Genova contro la Bulgaria (finita 0-0), nella quale entra nel secondo tempo al posto di Causio.
Nella stagione seguente la Lazio non può prendere parte alla Coppa dei Campioni: a causa di una rissa scoppiata negli spogliatoi dell'Olimpico, dopo il ritorno dei sedicesimi di finale della Coppa UEFA dell'anno precedente contro l'Ipswich Town, il club biancoceleste subisce dall'UEFA la squalifica per 3 anni (poi ridotti a 1) dalle competizioni europee. Il campionato non è inoltre all'altezza delle aspettative e la Lazio non riesce a difendere il tricolore.
Il campionato 1975-76 è più difficile e la Lazio, anche a causa dell'addio forzato di mister Maestrelli e alle cessioni di molti dei pezzi pregiati (primo fra tutti Chinaglia), rischia addirittura la retrocessione, ma grazie al miracoloso ritorno, seppur temporaneo, di Tommaso Maestrelli (morirà il 2 dicembre '76 per un tumore al fegato), si salva per un soffio a fine stagione grazie ad una partita maestosa di Re Cecconi e ad una differenza reti migliore rispetto all'Ascoli. Re Cecconi gioca 25 partite, segnando 1 goal, e la Lazio si affida a lui e a Bruno Giordano in vista della stagione successiva.
Per il campionato 1976-77 giunge sulla panchina laziale Luis Vinicio. La Lazio debutta contro la Juventus (finita 2-3 per i bianconeri) all'Olimpico e Re Cecconi delizia i tifosi biancocelesti con un goal capolavoro, che sarà anche l'ultimo della sua carriera. Alla terza di campionato contro il Bologna, Re Cecconi subisce al 19' un grave infortunio al ginocchio sinistro dopo un intervento del bolognese Tazio Roversi, che lo costringe ad uno stop di parecchi mesi.
La sera del 18 gennaio 1977 Re Cecconi si trovava con due amici, il compagno di squadra Pietro Ghedin e il profumiere romano Giorgio Fraticcioli, accompagnando quest'ultimo nella gioielleria di Bruno Tabocchini, situata nella tranquilla e decentrata zona della Collina Fleming della capitale, per ritirare alcuni prodotti.
Quando i tre entrarono nel negozio, Re Cecconi s'inventò lo scherzo di fingersi malvivente e, con il bavero alzato e la mano destra nella tasca del cappotto a mimare la minaccia di una pistola, esclamò «Datemi tutto, questa è una rapina!». Il calciatore, però, ha scelto l'uomo, il posto e il momento sbagliati: Tabocchini non era un appassionato di calcio, aveva subìto due rapine recenti ed il timore che la cosa potesse ripetersi lo aveva spinto a nascondere sotto la cassa una Walther calibro 7.65, già usata per difendersi da un rapinatore. Il gioielliere non aveva riconosciuto i calciatori una volta dentro il negozio, aveva la pistola con sé e stava voltato di spalle quando Re Cecconi gridò la falsa intimazione. Il giocatore fu colpito in pieno petto e morì mezz'ora dopo.
Tabocchini fu poi arrestato e accusato di "eccesso colposo di legittima difesa"; processato 18 giorni dopo, venne assolto per "aver sparato per legittima difesa putativa".

Morendo a soli 28 anni, Re Cecconi lasciava la moglie Cesarina e i due figli Stefano e Francesca. Le sue spoglie furono tumulate nel cimitero della natia Nerviano. Poco dopo la morte fu creata da Agostino D'Angelo, dirigente laziale e suo grande amico, la Fondazione Luciano Re Cecconi - Contro la violenza.
Nel novembre 2003, il Comune di Roma gli dedicò una strada nel quartiere Tuscolano.
I mezzi di informazione, all'epoca del fatto, criticarono la diffusa passione per le armi all'interno della formazione laziale, nonché i precedenti di finte rapine ai danni di commercianti i quali per fortuna, avevano riconosciuto tempestivamente gli autori.

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