Visualizzazione post con etichetta visione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta visione. Mostra tutti i post

13.8.12

l'uovo del serpente


The Serpent's Egg è un film del 1977 diretto da Ingmar Bergman.

Trama

Sullo schermo scorrono in bianco e nero i titoli di testa mentre si vedono delle persone che camminano con lentezza e con aria afflitta senza meta alternate da altre immagini a colori e festose accompagnate da un allegro fox-trot. Dalla voce fuori campo veniamo a sapere che è il 3 novembre 1923 e siamo a Berlino nel periodo dell'inflazione quando per comprare un pacchetto di sigarette sono necessari quattro miliardi di marchi.

Alla festa partecipa, con forzata allegria, anche Abel Rosenberg, un ebreo trantacinquenne di origine lettone ma nato a Filadelfia che fa il trapezista ed è giunto a Berlino in settembre con il fratello Max che si è suicidato.

Abel, sospettato di aver ucciso il fratello e altre persone trovate uccise nella zona, viene interrogato dall'ispettore Bauer e poi va a pranzo con Holliger e insieme commentano quanto pubblicano i giornali, anche se Abel sostiene di non credere agli intrighi politici.

Durante il pomeriggio Abel si reca al cabaret "L'asino blu", dove lavora Manuela, la vedova del fratello, per darle la notizia che Max si è sparato lasciando una lettera con sopra scritto: "Un flagello sta per abbattersi su di noi".

Manuela sostiene che per litigi di gelosia non aveva visto il marito ultimamente e, terminato lo spettacolo conduce Abel a casa sua dove Abel ricorda gli anni dell'infanzia trascorsi con il fratello. Poi Manuela dice che deve andare a lavorare in un ufficio di importazioni ed esportazioni e Abel, rimasto solo nell'appartamento, fruga nei cassetti e trova parecchio denaro.
Nel frattempo entra nell'appartamento la padrona di casa, Holle, che dice ad Abel di essere molto affezionata a Manuela.

Nella scena seguente si vede Abel all'obitorio mentre l'ispettore gli mostra i cadaveri degli assassinati e lo accusa. Abel cerca una via di fuga ma trova tutte le porte chiuse e così viene arrestato. Manuela va a trovarlo in carcere e gli dice che le hanno rubato i suoi risparmi. Abel viene intanto rilasciato e, ritornato a casa con Manuela, viene a sapere che la padrona di casa non li vuole più ospitare.

Manuela dice ad Abel di aver avuto una relazione con uno squallido personaggio di nome Vergérus e confessa ad Abel di lavorare in un bordello di lusso dove si recano attori, diplomatici e giornalisti di fama.

È martedì 6 novembre e i giornali riportano notizie catastrofiche sul Governo. Manuela, seguita da Abel, esce di casa ed entra in una chiesa dove chiede ad un prete di confessarla perché si sente in colpa per la morte del marito.

Vergérus mette a disposizione un appartamento dove Manuela e Abel vanno ad abitare vicino all'ospedale Sant'Anna dove lavoreranno, lui in archivio e lei in cucina. Nel frattempo i nazisti fanno irruzione nel cabaret e picchiano il direttore dandogli del "porco ebreo" incendiando poi il locale.

Abel viene accolto dai dottori Soltermann e Silbermann e uno di essi gli confida che in quel luogo sta accadendo qualcosa di orribile. L'archivio dove deve lavorare Abel si trova alla fine di lunghissimi corridoi e Abel, che inizia ad essere angosciato, per superare le sue paure si rifugia nell'alcol e si ubriaca. Per la strada rompe una vetrina, aggredisce un passante e sua moglie e incontra una prostituta che lo abborda, poi entra nel bordello e si fa beffa di un negro impotente.

Scopre intanto che Manuela è morta e, uscito dall'appartamento, si reca nei sotterranei dell'ospedale e viene aggredito. Si presenta Vergérus che, dopo avergli raccontato come vengano fatti degli esperimenti su esseri umani con una droga chiamata "tanatoxin" che conduce alla pazzia e alla morte, gli dice che Max era uno dei loro assistenti.
Quando Vergérus viene a sapere che l'ispettore Bauer lo ha denunciato, prima di suicidarsi con il veleno, guardandosi morire davanti ad uno specchio, dice:

« Non sono un mostro. Questi sono i primi esitanti passi di uno sviluppo necessario. La legge confischerà i nostri risultati e comincerà a studiarli. Tra pochi anni gli esperimenti saranno continuati su una scala più vasta. Noi precorriamo i tempi, dobbiamo essere sacrificati. La rivolta di Hitler sarà un fiasco colossale. Hitler sarà spazzato via il giorno stesso in cui scoppierà la tempesta. La gente è incapace di una rivoluzione. È troppo impaurita, troppo frustrata. Si affaccia una nuova società. L'uomo è una malformazione della natura. Sterminiamo ciò che è inferiore e incrementiamo ciò che è utile. Il mio esperimento è come un abbozzo di ciò che avverrà nei prossimi anni. Tuttavia nitido e preciso: proprio come l'interno dell'uovo di un serpente. Attraverso la sottile membrana esterna, si riesce a discernere il rettile già perfettamente formato. »

Abel, che è rimasto sconvolto da quanto è accaduto, prende numerosi Veronal e dorme per due giorni consecutivi. Bauer, che intanto ha parlato con Hollinger, lo informa di avergli trovato un lavoro in un circo e che presto sarà accompagnato alla stazione e gli dice anche che la rivolta hitleriana di Monaco è fallita.

Una voce fuori campo informa gli spettatori che Abel era sfuggito alla scorta e che nessuno lo rivide mai più.

Analisi del film

Il film è ambientato negli anni venti e con uno stile improntato all'espressionismo tedesco, si svolge in un'atmosfera cupa dove predominano i colori scuri, tranne quando ci si sposta nel cabaret dove le scene vengono girate con colori chiassosi dovuti alla scenografia di Rolf Zehetbauer che aveva collaborato con Bob Fosse nel film Cabaret.

Il film è permeato di reminiscenze kafkiane che si ritrovano soprattutto nello strano lavoro affidato ad Abel che lavora in un luogo simile ad un labirinto dal quale non si può uscire se non accompagnati e ha il compito di trasferire il contenuto di alcune cartelle di colore grigio in altrettante cartelle di colore giallo.

La figura di Vergérus rappresenta il male e il monito è quello di diffidare di ogni perversione politica.

Il film, dove ogni sequenza e ogni inquadratura ha lo scopo di creare nello spettatore forte angoscia, può essere considerato un film dell'orrore come dice lo stesso Bergman nella sua autobiografia quando afferma di aver fatto:

« Quasi un film dell'orrore. È certamente il film più forte che abbia mai fatto »

"L'uovo del serpente" ha una chiave autobiografica che ci viene offerta dallo stesso Bergman in alcune interviste in cui dice che pensava da parecchi anni a un film del genere, quasi una catarsi e un ex voto.

Produzione


12.8.12

Rosencrantz e Guildenstern sono morti





Rosencrantz and Guildenstern are dead è una tragicommedia, legata al teatro dell'assurdo e all'esistenzialismo, scritta dal commediografo inglese Tom Stoppard.

Narra la storia di Rosencrantz e Guildenstern, due personaggi minori della tragedia Amleto (Hamlet), di William Shakespeare, che vengono convocati alla corte del re di Danimarca con il compito di aiutare Amleto, in realtà con lo scopo di capire (e riferire) se egli sia diventato pazzo o se stia fingendo. Il titolo deriva da una battuta pronunciata da un ambasciatore inglese nel finale della tragedia shakespeariana.

L'opera nacque come atto unico in versi nel 1964 col titolo Rosencrantz and Guildenstern Meet King Lear. Rielaborata in tre atti, viene messa in scena per la prima volta nel 1966 al Festival di Edimburgo.

Secondo una testimonianza dell'autore, riguardo alle varie rappresentazioni teatrali di questa commedia, effettuate in giro per il mondo, diverse possono essere le cose che cambiano da una rappresentazione all'altra:

« Dubito che ci siano mai stati due allestimenti uguali in due luoghi geografici diversi e ciò mi sembra assolutamente sensato: una battuta o un gioco di parole che risulta comico a Londra può apparire insulso a Milano (o a New Orleans) e non c'è alcun merito a conservarlo a tutti i costi solo perché era nella sceneggiatura originale. »

Adattamento cinematografico

Nel 1990 l'opera letteraria venne adattata per il grande schermo e il lungometraggio, che fu presentato durante la 47ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia del medesimo anno, conseguì il Leone d'Oro.

Il film dal titolo omonimo fu diretto dallo stesso Tom Stoppard (nel suo esordio alla regia), con Tim Roth (Guildenstern), Gary Oldman (Rosencrantz), Richard Dreyfuss, Joanna Roth, Iain Glen, Donald Sumpter, Joanna Miles e Ian Richardson.

7.8.12

monsieur Verdoux





Monsieur Verdoux è un film scritto, diretto, interpretato e prodotto da Charlie Chaplin; fu proiettato la prima volta l'11 aprile 1947.

"Il più intelligente e brillante dei miei film" dichiarò senza falsa modestia Chaplin. Certamente il più discusso e controverso della sua irripetibile carriera.

Il secondo film di Chaplin senza la maschera di Charlot il vagabondo: l'omino ingenuo ma ottimista, icona dell’amore universale motore dell'universo, oramai sconfessato dalla realtà tragica e folle degli avvenimenti bellici che sconvolgono il mondo e le coscienze degli uomini, sopraffatto dall’odio e dalla stoltezza dei contemporanei.

Ambientato tra le due guerre mondiali il film è un ennesimo, esplicito atto d'accusa di Chaplin nei confronti di una società capitalistica, corrotta nei suoi principi e nel suo sviluppo, espresso tramite le gesta estreme di Henri Verdoux, personaggio ispirato alla vicenda di Henri Landru. Impiegato bancario, egli viene licenziato dopo un trentennale, anonimo, ma fedele, servizio di investitore finanziario del denaro altrui. In conseguenza della perdita del posto di lavoro si trasforma in serial killer di ricche anziane cui sottrarre il patrimonio, dopo averle sposate ed eliminate, che riutilizza per spericolate speculazioni di titoli azionari, allo scopo di mantenere la sua vera famiglia (la moglie inferma ed il figlio piccolo), ignara delle sue gesta, e poi per acquisire per loro la proprietà di un’abitazione e pianificare così un futuro di serenità economica.

Nel personaggio di Verdoux convivono due opposte personalità: tenero e sensibile padre di famiglia, amante delle rose come dei più piccoli esseri viventi (si commuove al rischio corso da un bruco di essere calpestato), compassionevole delle tribolazioni altrui e spietato, cinico affarista borghese che persegue il suo fine di realizzazione capitalistica senza moralità e tentennamenti, in spregio della dignità umana, ridotta a tramite di arricchimento materialistico. Ma la sua follia e quella capitalistica lo perderanno, causa il crollo del mercato finanziario e la società borghese, a cui si consegnerà, lo condannerà alla ghigliottina. Prima di morire, durante il dibattimento processuale, il risveglio della ragione gli consentirà di gettare un’ombra, meglio un'accusa, ai convincimenti della società stessa, alla quale egli rimprovera di perseguire, più o meno consciamente, il suo stesso fine di distruzione dell'uomo, con l'unica differenza nei numeri e di richiamare l’attenzione sulla destinazione d'uso delle armi nucleari in continua fase di costruzione: Un omicidio è delinquenza, un milione è eroismo. Il numero legalizza, mio caro amico.

Scaturito, o quantomeno suggerito, da un'idea di Orson Welles, Monsieur Verdoux ebbe un lungo periodo di gestazione a partire dalle prime note del 1941 fino all’inizio della lavorazione nel 1946, periodo durante il quale la vita pubblica e privata di Chaplin veniva sconvolta da avvenimenti quali l’entrata in guerra degli Stati Uniti d'America, dopo l’attacco di Pearl Harbor, la decisa presa di posizione di Chaplin al fianco dei movimenti di solidarietà all’Unione Sovietica, impegnata a contrastare le armate tedesche di Hitler, il suo sostegno pubblico alle lotte sindacali dei lavoratori statunitensi, il divorzio dalla terza moglie Paulette Goddard e il coinvolgimento in un processo intentatogli dall’amante psicolabile Joan Barry per una presunta paternità, poi trasformatosi in un rivalsa dei sostenitori di bigotti principi pseudopatriottici nei confronti del forestiero socialista, processo che ebbe una ripercussione deleteria sulla sua immagine pubblica.

Difficoltoso fu anche il superamento delle difficoltà che il pudibondo ufficio addetto alla censura frappose inizialmente, bollando il film come socialmente pericoloso e dunque irrealizzabile, salvo poi accontentarsi del taglio della scena in cui i coniugi si coricano nel letto matrimoniale e della disposizione di trasformare l’attività di prostituta della ragazza, che Verdoux soccorrerà nella notte piovosa, in una non ben definita occupazione meno disdicevole. Le reazioni successive alla proiezione saranno ancora più violente ed imperniate sul presunto antipatriottismo di Chaplin.

Ma l’avvenimento più sconvolgente di questa epoca sarà l’incontro con Oona O'Neil che lo ripagherà di tutte le amarezze, gli regalerà una nuova dimensione affettiva, che lo accompagnerà saldamente per il resto della sua esistenza, e lo arricchirà con numerose paternità.

Trama

Nella Francia a cavallo tra le due guerre mondiali, la crisi economica provoca disoccupazione e difficoltà alle classi sociali più deboli.

Henri Verdoux, impiegato bancario, viene licenziato dopo trent’anni di collaborazione e come conseguenza, per mantenere la famiglia, moglie inferma ed un bimbo piccolo e per assicurare loro una vita dignitosa ed una casa di proprietà, finisce nel tunnel schizoide del delitto per assicurarsi patrimoni con cui finanziare attività speculative.

Dietro la copertura di un'attività di antiquario, grazie al suo portamento signorile e fascinoso ed ai modi raffinati e galanti, aggancia mature e ricche zitelle o vedove, riesce prima a farsi sposare e poi ad impadronirsi dei loro averi dopo averle soppresse.

La famiglia di una delle sue vittime, però, si insospettisce e allerta la polizia che, grazie al fiuto di un detective, si mette sulle sue tracce, lo trova e lo arresta. Ma la determinazione e l’abilità di Verdoux lo salveranno, almeno momentaneamente, anche a scapito della vita del detective, che egli uccide durante il trasferimento in carcere.

Verdoux è giunto ad un punto in cui non può più sottrarsi al gioco sporco in cui s’è cacciato e la conquista di nuove possibili ricche vittime richiede sempre maggiore abilità e fantasia nel pianificare le imprese criminali. Per sperimentare l’effetto di un composto di veleni egli avvicina una giovane disillusa dalla vita ma la risparmia, grazie all’animo sensibile che convive nella sua duplice personalità. Egli infatti si commuove per la triste vicenda della ragazza e in più occasioni le elargisce somme consistenti per cercare di riconciliarla con la sorte.

La sua attività prosegue frenetica tra una visita alle mogli sparse per il paese ed il corteggiamento di nuove prede, ma rischia di venire scoperta quando al ricevimento nuziale per il suo ennesimo matrimonio intravede tra gli invitati una delle sue consorti.

Intanto il crollo delle borse mondiali, la crisi economica ed i venti di guerra, travolgono Monsieur Verdoux e la sua famiglia. La perdita della moglie e del figlio ed il volatilizzarsi del suo patrimonio producono il suo risveglio dalla trance affaristica e gli rivelano la sua miserevole dimensione umana. Il destino vuole che sia la giovane che un tempo aveva soccorso, ora mantenuta da un costruttore d’armi, a proporsi di ricambiare il sostegno economico che un tempo egli le aveva offerto. Ma Verdoux ha invece maturato la decisione di consegnarsi alla società per pagare il suo debito. Pur non riconoscendo la superiorità morale di questa, egli saluterà i suoi accusatori, i giudici e i giurati che lo condannano alla ghigliottina, con un "A ben rivederci, e presto, molto presto".


4.6.12

qualcuno volò sul nido del cuculo






One Flew Over the Cuckoo's Nest è un film del 1975 diretto da Miloš Forman.

Ha segnato la storia del cinema nella trattazione innovativa di un argomento molto delicato come il disagio relativo agli ospedali psichiatrici, denunciando in maniera drammatica il trattamento inumano cui sono sottoposti i pazienti ospitati nelle strutture ospedaliere statali, verso cui vige un atteggiamento discriminatorio alimentato dalla paura dell'aggressività dell'alienato mentale.

È tratto dal romanzo omonimo di Ken Kesey, pubblicato nel 1962 e tradotto in italiano nel 1976 da Rizzoli Editore. L'autore scrisse il libro in seguito alla propria esperienza da volontario all'interno del Veterans Administration Hospital di Palo Alto, in California.

È uno dei pochi film nella storia del cinema (insieme a Accadde una notte di Frank Capra e Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme) ad aver vinto tutti e cinque gli Oscar principali (miglior film, miglior regista, miglior attore, miglior attrice, migliore sceneggiatura non originale).

Nel 1993 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Il titolo

Il titolo è altamente simbolico, ma la traduzione italiana limita la comprensione effettiva del suo significato. Letteralmente riprende il verso di una filastrocca: Three geese in a flock, one flew East, one flew West, one flew over the cuckoo's nest ("Uno stormo di tre oche, una volò ad est, una volò ad ovest, una volò sul nido del cuculo"). Il termine inglese "cuckoo" indica propriamente il cuculo, ma in senso traslato significa anche "pazzo" e quindi il titolo potrebbe essere tradotto con "qualcuno diventò pazzo". Il cuculo non costruisce un proprio nido ed è solito deporre le sue uova in quelli altrui. I piccoli di cuculo, una volta venuti al mondo, spingono fuori dal nido i figli degli uccelli che lo hanno costruito. Questa prole adottiva viene poi nutrita dai nuovi genitori che, guidati dall'istinto, continuano ad accudire i nuovi nati come se fossero i loro. Un ulteriore significato può essere dato dal fatto che, il protagonista, giunto nell'ospedale psichiatrico, porta gli altri pazienti ad interpretare la loro permanenza all'interno della struttura in modo innovativo, fuori dai canoni infermieristici e cambiando abitudini, stravolgendo cioè "il nido" e le sue precedenti regole.

Trama

La vicenda si svolge all'interno dell'Ospedale Psichiatrico di Stato (State Mental Hospital) di Salem (Oregon). Lì giunge, da un campo di lavoro carcerario americano, un uomo di nome Randle Patrick McMurphy a colloquio con il primario. Il Dottor Spivey spiega a McMurphy che dovrà essere trattenuto nell'ospedale psichiatrico per essere vagliato, cioè per determinare se la sua malattia mentale sia reale o simulata.

Il signor McMurphy apparentemente aderisce, ma pur sapendo di essere sotto osservazione in reparto tiene un comportamento anticonformista nei confronti delle regole che rigidamente disciplinano la vita dei degenti. Tanto per incominciare fa il verso ad un nativo americano gigantesco, imitando una danza tribale indiana, poi non prende la medicina e la sputa in faccia ad un altro paziente. Quando non gli viene concesso di vedere la partita di baseball in TV, propone dapprima di sfondare la finestra con un pesante lavabo, ma non riesce a sollevarlo. Poi si improvvisa radiocronista di una immaginaria partita, e sobilla i degenti a fare rumore, mettendosi contro la caporeparto, Signora Ratched. Un'altra volta organizza una fuga riuscita e conduce i degenti a pescare in una gita su una barca rubata, spacciando sé e gli altri per un club di scienziati. Giocando a poker vince tutte le sigarette dei suoi compagni di malattia, così la caporeparto, Signora Ratched è costretta a razionarle. Ne nasce un violento parapiglia e invece di tenersi fuori, come fanno tutti ad eccezione di un altro paziente e del Capo indiano, si scaglia a pugni contro un infermiere e perciò finisce nel reparto agitati, dove è sottoposto ad elettroshock.

Sull'esempio di McMurphy, i degenti imparano ad essere persone e a esprimere liberamente le proprie necessità, contro l'austera disciplina imposta dalla caporeparto Signora Ratched, usando il principio della votazione a maggioranza, che lei stessa ha usato in passato per imporre le regole istituzionali, facendo leva sullo stato di inferiorità nella quale si trovavano gli ammalati mentali. McMurphy, instaurata un'amicizia con Billy Bibit, un ragazzo introverso e affetto da balbuzie, e con il "Grande Capo" Bromden (un nativo sordomuto di gigantesche dimensioni), capisce quella che lui chiama: "la disonestà di fondo di Mildred" e assieme ai degenti cerca di smontarla. I degenti si rendono conto che malgrado la propria malattia sono comunque persone rispettabili e ammirano McMurphy per le sue aspirazioni libertarie. Ma McMurphy finalmente capisce che l'ospedale psichiatrico non è un luogo adatto a lui e pensa di potersene andare alla scadenza della pena, ma, dopo 68 giorni, un inserviente gli fa notare che non è così. Lui, adesso che è considerato un ammalato psichiatrico, rimarrà lì, finché non verrà ritenuto guarito, finché vogliono loro, senza una data precisa in cui uscirà e senza limiti di tempo, e allora McMurphy decide di scappare.

McMurphy scopre poi che Bromden si è, da sempre, finto sordomuto per sbarcare il lunario in ospedale, decidono di scappare insieme in Canada ma prima, corrompendo il custode notturno, organizza una festicciola notturna d'addio per i compagni con la partecipazione di due giovani donne benevolenti, fatte entrare di soppiatto da una finestra. L'ubriachezza vanifica la fuga e, invece di scappare, McMurphy si addormenta insieme a tutti. La mattina successiva la Caposala Ratched trova il reparto sottosopra, sporcizia, bottiglie vuote di superalcolici, cicche e gli avanzi della baldoria, la serratura della finestra forzata. In questo disordine inconcepibile in un distinto e ben gestito, quasi modello, reparto come il suo, la Signora Ratched coglie molti degenti addormentati per terra e Bibit a letto con una delle ragazze. Billy, di fronte all'ennesima violenza mentale subita (la minaccia della caposala di denunciare il suo operato alla madre), è sgomento, ha paura, perde la testa e si suicida per la vergogna. Di fronte all'evidente responsabilità della Signora Ratched, McMurphy ha un attacco violento e aggressivo, così le salta addosso tentando di strangolarla, ma un inserviente lo stordisce. Di fronte a quest'ultimo episodio la commissione medica si convince che McMurphy è un ammalato pericoloso e che questa sua aggressività vada curata con una lobotomia. Mentre tutti i degenti si chiedono dove sia finito, una notte McMurphy appena operato, instupidito, viene ricondotto in reparto. L'indiano, Capo Bromden, quando lo vede in queste condizioni, senza più forza di volontà, decide di non abbandonarlo al suo destino: lo uccide, soffocandolo con un cuscino. Poi strappa da terra il pesante lavabo di marmo (quello che lo stesso McMurphy, all'inizio, aveva cercato invano di staccare), lo scaglia contro una finestra e fugge dalla breccia, correndo lontano verso la libertà in Canada.

Cast

Kirk Douglas aveva inizialmente destinato a se stesso il ruolo del personaggio protagonista fin da quando acquistò i diritti per la produzione del film. Suo figlio Michael, dopo che il padre gli ebbe ceduto la produzione, decise che Kirk era troppo vecchio per quella parte. Il ruolo di McMurphy venne inizialmente offerto a James Caan, che rifiutò. Si pensò anche a Marlon Brando e a Gene Hackman, prima di assegnare definitivamente la parte a Jack Nicholson.

Il ruolo della protagonista femminile venne rifiutato da cinque attrici (Anne Bancroft, Colleen Dewhurst, Geraldine Page, Ellen Burstyn e Angela Lansbury) finché Louise Fletcher l'accettò appena una settimana prima dell'inizio delle riprese.

Ellen Burstyn rifiutò il ruolo poiché all'epoca doveva prendersi cura del marito malato mentalmente. Il ruolo, cucito per la Burstyn, ha portato gli inesperti a confondersi con le due attrici (Fletcher e Burstyn) tanto da elogiare in prima persona Ellen Burstyn per una parte appunto non interpretata. La stessa Fletcher dichiarò che fece del suo meglio in uno dei ruoli di Ellen Burstyn, tuttavia la Fletcher riuscì magnificamente nella prova recitativa.

La colonna sonora è di Jack Nitzsche.


27.5.12

Viola di mare






Viola di mare è un film del 2009 diretto da Donatella Maiorca, basato sul romanzo di Giacomo Pilati Minchia di Re.
Produzione

Prodotto dalla Italian Dreams Factory, con il supporto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Regione Siciliana. Il film, girato tra Trapani e Favignana, è stato presentato in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma 2009 e distribuito nella sale cinematografiche il 16 ottobre 2009.

Il titolo del film fa riferimento al nome siciliano della donzella di mare, un pesce proteroginico che nasce femmina e crescendo diventa maschio.
"La Viola è un pesce e lo ha voluto Dio. Quando è maschio si chiama Minchia di Re. Per amore diventa femmina e ha i colori del fiore. Torna di nuovo maschio dopo che l’acqua si è presa le sue uova". Il film, ha vinto due premi al New Italian Film Festival 2009, per la miglior pellicola e per la miglior attrice, Valeria Solarino, che di "Viola di mare" è protagonista nel ruolo di Angela. Il Nice Film Festival, giunto alla diciannovesima edizione, diretto da Viviana del Bianco, rappresenta la più importante rassegna del cinema italiano in America, con le sue proiezioni a New York, Seattle e San Francisco.

Trama

Il film racconta la storia d'amore tra Angela e Sara, interpretate da Valeria Solarino e Isabella Ragonese, nella Sicilia dell'Ottocento. Per sopravvivere allo scandalo, Angela arriverà a fingersi un ragazzo, portando i capelli corti e occultando la propria femminilità, come sfida alle mentalità del luogo.

23.5.12

la casa dalle finestre che ridono




La casa dalle finestre che ridono è un film del 1976 diretto da Pupi Avati.

La sceneggiatura fu scritta dal regista con il fratello Antonio (anche produttore), Gianni Cavina e Maurizio Costanzo. I personaggi principali sono interpretati da Lino Capolicchio, Francesca Marciano e lo stesso Cavina.

È la prima mystery story diretta da Avati, che segnala il passaggio dalla commedia all'horror: seguiranno Zeder nel 1983 e L'arcano incantatore nel 1996.

Nel 1979 ha vinto il premio della Critica al Festival du Film Fantastique di Parigi e dopo alcuni anni divenne un cult.

Stefano, un giovane restauratore, è incaricato di riportare alla luce l'affresco di una chiesa. Il quadro raffigura il martirio di San Sebastiano ed è opera di tale Buono Legnani, un folle pittore naïf, morto suicida quarant'anni prima. Appena arrivato, Stefano fa conoscenza con Solmi, il subdolo sindaco del paese, e con il parroco della chiesa, e incontra il suo amico Antonio; durante il pranzo in una trattoria egli racconta a Stefano di aver fatto una sconvolgente scoperta. Il giorno dopo gli racconta qualcosa riguardo ad una misteriosa "casa dalle finestre che ridono".

Arrivata la sera, Stefano si trova a pranzare in una trattoria, dove incontra l'unico personaggio apparentemente disposto a rompere la morbosa tranquillità della cittadina: Coppola, il tassista del posto, un alcolizzato iracondo e violento, che durante le sue escandescenze aveva aggredito i maggiorenti del luogo, per poi minacciarli di "dire tutto". Poche ore dopo, Stefano viene chiamato da Antonio, che dice di aver "scoperto tutto". Arrivato, Stefano, vede precipitare Antonio dalla finestra del suo appartamento, morendo, e l'accaduto viene liquidato dal sindaco Solmi come un suicidio.

L'unico che non crede a questa ipotesi è Stefano, che ha visto una figura misteriosa allontanarsi dalla finestra di Antonio dopo la sua caduta. Stefano riceve poi una minacciosa telefonata che gli intima di andarsene dal paese; a metà tra lo spaventato e l'incuriosito, il ragazzo indaga scoprendo alcuni fatti agghiaccianti del passato del pittore, che aveva instaurato un rapporto incestuoso con le sue due sorelle, mentre in paese tutti sembrano voler allontanare il giovane "intruso", come se temessero quel che potrebbe scoprire.

A tal fine la proprietaria della pensione lo informa che la sua stanza deve essere liberata a causa dell'arrivo di una comitiva di stranieri venuti "per la cura giù alle terme", ma Stefano scopre dalla cameriera che quello è un semplice pretesto. Lidio, un giovane con la mente di bambino che serve come chierichetto e viene usato come factotum dagli abitanti del circondario, si offre di trovare a Stefano una sistemazione e lo accompagna in una villa patrizia semidiroccata, perduta nella campagna. Qui abita una vecchia paralitica, Laura, che apparentemente dipende da Lidio per la sua sopravvivenza e una seconda figura a cui il giovane (di nascosto dagli occhi del restauratore) consegna una tanica di fluido.

Nella polverosa magione Stefano trova un vecchissimo registratore a filo d'acciaio, sul quale sono incisi i deliri del pittore Legnani. Sospettando che qualcuno lo abbia lasciato lì apposta per farglielo trovare va in cerca dell'insegnante del paese ma trova solo la sua sostituta, Francesca, con la quale presto inizia una relazione.

Stefano è ormai a un punto morto, ma si ricorda di Coppola, l'ubriacone, che insinuava di saper tutto. Il restauratore ha buon gioco a convincerlo a confidarsi, comprando per lui del vino (i negozianti ed esercenti del paese hanno infatti il divieto di vendergliene, forse per evitare di stimolarne la loquacità) ma ne ottiene solo un monologo confuso durante il quale l'uomo inveisce ripetutamente contro le sorelle di Legnani.

Il restauro è ormai completo e Stefano va a raccogliere gli oggetti lasciati all'albergo dal suo amico Antonio, ma trova nascosto un ingiallito faldone contenente gli appunti di qualcuno che, in passato, ha condotto una sistematica indagine sul pittore Legnani e sui misteri del circondario; istigato da criptici riferimenti a "riti" praticati dai fratelli Legnani durante la giovinezza trascorsa in Brasile e da una foto del 1925 che dovrebbe ritrarre le due sorelle dell'artista a Rio de Janeiro, egli corre alla chiesa e nota la loro assoluta somiglianza con le due figure di 'erinni' che torturano il martire nell'affresco.

Proseguendo nell'indagine, Stefano scopre che Legnani intratteneva un rapporto incestuoso con le sorelle e, portato da esse alla follia, si era suicidato dandosi fuoco, ma il suo corpo non venne mai ritrovato. Tornato alla chiesa, scopre con orrore che l'affresco è stato sfigurato con dell'acido e delle due figure femminili non rimane più nulla. Cedendo ai desideri di Francesca, decide di lasciare per sempre l'inquietante borgo il mattino seguente.

Un nuovo incontro con Coppola si dimostra questa volta foriero di rivelazioni: l'alcolizzato, astioso nei confronti dei signori del paese che gli hanno ritirato la licenza del tassì, porta Stefano presso un casale abbandonato in campagna, in cui un tempo abitavano i Legnani, le cui finestre sono decorate con grottesche labbra sorridenti dipinte dall'artista e, scavando nel cortile, mostra al giovane una gran quantità di resti umani, confessando, in preda al delirio, che a causa di "quelle iene", anche lui stava per finire lì sotto, ma riuscì a fuggire e salvarsi.

Lidio intanto, introdottosi nella villa, cerca di violentare Francesca mentre qualcuno li spia da dietro una porta socchiusa. Stefano decide di andare subito a prendere Francesca, ma il suo indugiare le è stato fatale, la trova nella soffitta della villa legata e pugnalata nella stessa posizione mortale che raffigura l'affresco, inoltre non trova più nella sua stanza la vecchia paralitica e anche Coppola (che lo attendeva in giardino su di un sidecar) è scomparso.

Stefano avverte i carabinieri, ma quando tornano nella soffitta il cadavere è scomparso e persino l'ossario presso il casale è stato rimosso. Il cadavere di Coppola viene trovato annegato presso la chiusa, ma il maresciallo dei carabinieri rimane incuriosito dalle vecchie ferite che nota sul suo corpo e non crede alla frettolosa giustificazione trovata dai paesani, che le descrivono come risultate da un vecchio mitragliamento.

Stefano viene invitato a dormire in paese e partire la mattina dopo ma durante la notte riceve una telefonata: è la voce rotta di Francesca che lo implora di tornare alla villa per salvarla. Accecato dalle emozioni e dimenticando che alla villa era presente un registratore magnetico (e che quindi la voce della fanciulla era stata certamente registrata prima della sua morte) Stefano si precipita, corre in soffitta e vede con orrore le sorelle Legnani di spalle vestite di bianco mentre pugnalano ripetutamente il giovane Lidio, in una macabra messa in scena che ricorda l'affresco della chiesa.

Una delle due assassine si volta verso il pittore rivelandosi: è l'anziana allettata che quindi fingeva soltanto di essere paralizzata!

Istericamente eccitata dal sangue, la donna rivela a Stefano come esse fossero solite torturare e uccidere davanti al fratello, che dall'agonia delle vittime traeva "ispirazione" e, aprendo un vecchio armadio, rivela una enorme tanica di formalina, dove le due folli hanno conservato i suoi resti a cui continuano a "dedicare" i loro omicidi. Oramai tutto viene a galla: Lidio aiutava le due diaboliche sorelle negli omicidi, eliminando tutti i testimoni scomodi (Antonio e Coppola). Ora queste, non avendo più bisogno di lui, l'hanno ucciso. Improvvisamente la seconda sorella pugnala Stefano a tradimento senza che egli riesca a vederla in volto; questi, pur ferito gravemente, riesce a scappare, facendo perdere le sue tracce nell'intrico del giardino prima di cadere svenuto. La mattina dopo egli, anche se intontito dall'emorragia e sconvolto dall'orrore, riesce comunque a raggiungere la moto di Coppola e tornare in paese. Questo pare deserto, gli abitanti rinserrati in casa odono le sue grida e i suoi appelli ma non si azzardano ad aprire gli scuri delle finestre. Solo il sindaco Solmi, alla fine, prende la cornetta e chiama la polizia di Ferrara. Disperato Stefano corre in chiesa e rivela tutto al parroco che, sorridendo affabilmente, inizia i preparativi per la messa. All'improvviso però, la sua voce da maschile si tramuta in femminile lamentandosi che "senza Lidio" dovrà servire messa "da sola". Sbottonandosi la tonaca il "parroco" rivela il grembiule bianco insanguinato della seconda sorella Legnani, da un taglio del quale pende una mammella avvizzita. Sghignazzando malignamente, il/la finto prete si rivolge all'altra sorella che subito sguscia fuori da un paravento anche lei ridendo diabolicamente mentre in sottofondo si odono avvicinarsi le sirene della polizia.

Critica

Il film ebbe una critica generalmente positiva al suo ingresso nelle sale, soprattutto agli occhi del pubblico. Mereghetti scrive: L'idea vincente di Avati (...) è trasformare la bassa padana, assolata, sonnacchiosa e con tanti scheletri nascosti negli armadi, nel teatro ideale per un horror. All'epoca venne notato dalla critica, ma solo in seguito è diventato un cult. Bellissimi il colpo di scena conclusivo (...) e il finale sospeso

29.3.12

carnage




Carnage è un film del 2011 diretto da Roman Polański, basato sull'opera teatrale Il dio del massacro di Yasmina Reza.

In una lite al parco, un ragazzino di 11 anni colpisce un coetaneo al volto con un bastone. I genitori, due coppie di Brooklyn, decidono di incontrarsi per discutere del fatto e risolvere la cosa da persone civili. Gli iniziali convenevoli si trasformano in battibecchi velenosi e il comportamento delle due coppie degenera in situazioni assurde e ridicole.

Distribuzione

Il film è stato presentato il 1º settembre 2011 in concorso alla 68ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. Nelle sale cinematografiche italiane è uscito il 16 settembre, in quelle tedesche il 24 novembre, in quelle francesi il 7 dicembre. Negli Stati Uniti è uscito il 16 dicembre, inizialmente solo a New York e Los Angeles e poi nel resto del Paese.

Produzione

Sebbene il film sia ambientato a New York, le riprese sono state effettuate interamente negli studi Euro Media France a Bry-sur-Marne, vicino Parigi, dato che Roman Polański non può accedere negli Stati Uniti a causa di un mandato di cattura risalente agli anni settanta.

Il film ha avuto un budget di 25 milioni di dollari.

Accoglienza

Incassi

Il film ha incassato globalmente circa 24 milioni di dollari

Critiche

Il film ha ricevuto per lo più critiche positive, 72% dal sito Rotten Tomatoes, e un 61/100 dal sito Metacritic

28.3.12

l'angelo sterminatore



El ángel exterminador è un film del 1962 diretto da Luis Buñuel, tratto dall'opera teatrale Los naufragos di José Bergamin.

Dopo una serata a teatro, una famiglia dell'alta borghesia invita nel proprio palazzo alcuni ospiti per una cena. La servitù, nonostante la cena con così tanti invitati, se ne va, a parte il maggiordomo.

Iniziano ad accadere fatti insoliti: il maggiordomo inciampa con la prima portata, anche se tutti pensano a uno scherzo, un posacenere viene, improvvisamente e senza motivo apparente, lanciato contro una finestra, un orso e un gregge di pecore passeggiano indisturbati nel palazzo, dalla borsetta di una signora spuntano due zampe di gallina.

Finita la cena, gli invitati si riuniscono in salotto per conversare e ascoltare la musica suonata da un'invitata al pianoforte. Nonostante arrivino le 4 del mattino, nessuno sembra volersi congedare e, senza che nessuno ne parli, gli ospiti trascorrono la notte nel salotto.

Il mattino dopo, quando ormai gli invitati si decidono ad andarsene, si rendono conto che non riescono ad attraversare la porta, nonostante sia aperta. Il nervosismo e la tensione aumentano. Uno degli ospiti muore e si nasconde il cadavere in un armadio. Il tempo trascorre e anche dall'esterno della casa i tentativi per entrare falliscono uno dopo l'altro. Gli ospiti, sorpresi dai bisogni primari tra cui la fame e la sete, iniziano a sentirsi addosso il peso dei giorni e della frustrazione: iniziano così i litigi e le accuse.

L'atmosfera è talmente assurda che anche se un gregge di pecore attraversa la sala, nessuno ci trova niente di anormale. Sarà Letitia a trovare il modo per uscire, cioè rimettersi nella posizione in cui si trovavano all'inizio della serata.
Usciti dal palazzo si riuniscono tutti in chiesa, ma quando fanno per uscire, non ci riescono. Un altro gregge di pecore entra in chiesa mentre la polizia, all'esterno, disperde una folla di manifestanti.

Riferimenti culturali

Nel film Midnight in Paris, il protagonista, Gil (Owen Wilson), suggerisce una storia a un perplesso Buñuel (Adrien de Van) su degli invitati che arrivano a una cena e non riescono ad andarsene, il quale chiede "Ma perché non riescono ad andarsene? Non capisco.".

L'opera e la censura

Le tematiche sociologiche espresse da Buñuel, ispirato da Bergamin, sono in stile onirico e surreale, ad indicare le assurdità eccentriche di classi aristocratiche e clericali (in questo caso in Messico) e pertanto proprio ad indicare la perdizione di tutto il genere umano, bloccato e paralizzato nell'anima, prigioniero soprattutto delle sue stesse istituzioni.

Da 30 anni di esilio in Messico e dopo aver appena realizzato un film (Viridiana) censurato dal regime franchista, il sessantenne Buñuel regala al suo Paese un'altra opera di decisa e alta critica nei confronti dell'ordine costituito, sbeffeggiando i riti e le usanze della borghesia. Ma il surrealista Buñuel colora il bianco e nero del suo famoso operatore Gabriel Figueroa con i toni della suggestione e della drammaticità.

4.2.12

Brubaker






Brubaker è un film del 1980 diretto da Stuart Rosenberg
È una delle opere simbolo del cinema dell'impegno sociale, appartenente idealmente alla stagione artistica e culturale degli anni settanta.

Henry Brubaker è un criminologo riformista ed ex capitano dell'esercito, al quale viene affidato il compito di dirigere il penitenziario di Wakefield, un carcere dove non sono previste guardie carcerarie e dove l'ordine interno è mantenuto da detenuti cosiddetti "affidabili". Al fine di rendersi conto delle reali problematiche dell'istituzione egli si introduce nel carcere fingendosi, per alcuni giorni, detenuto egli stesso e scoprendo così le drammatiche condizioni in cui i carcerati vengono a trovarsi: le violenze fisiche e psicologiche, i continui soprusi, lo sfruttamento cui essi sono costantemente sottoposti dai commercianti della città e, non di rado, la morte.
Una volta svelata la sua identità, inizia un'azione di radicale cambiamento della vita all'interno della prigione, cercando di eliminarne le ingiustizie e scontrandosi con i corrotti membri del comitato per la gestione del penitenziario. Nella sua opera il nuovo direttore viene sostenuto da Lillian, la donna che lo ha voluto alla guida di Wakefield, ma il suo sostegno viene meno nel momento in cui lo scontro con la burocrazia e soprattutto con la politica emerge in tutta la sua evidenza quando egli si rifiuta di fermare gli scavi in un campo dove sono stati seppelliti dei detenuti trucidati all'interno del carcere. Memorabile e paradigmatica è, a tal proposito, la frase di Redford-Brubaker in risposta all'accusa, da lei rivoltagli, di andarsene sempre sconsolato, quando vede che non è in grado di modificare lo stato delle cose: "Perché è di omicidi che si sta parlando là dentro. Se li metti a tacere, come fai a spiegare a quegli uomini il motivo per cui sono rinchiusi? Per me esiste un peso e una misura!".
Un'altra figura fondamentale del film è quella di Dickie, detenuto appartenente agli affidabili che all'inizio si mostra scettico nei confronti del nuovo direttore, ma lentamente si rende conto del grande valore del suo operato, fino a rendergli completo tributo, al momento in cui egli, appena rimosso dall'incarico, si appresta a partire, con queste parole: "Hey Brubaker! Bisogna che le dica una cosa: aveva ragione!". La frase scatena un applauso ritmato, rivolto verso di lui che lentamente coinvolge tutti i detenuti e che rappresenta la vera vittoria di Brubaker; egli, infatti, non è riuscito a portare a termine la sua azione di riforma, ma ha inciso profondamente nelle coscienze di quegli uomini tanto che sarà proprio Dickie a portare avanti le idee apprese dal criminologo riformista, trasformandole in azione concreta facendosi promotore di un'azione legale per modificare le condizioni di vita all'interno di Wakefield.


Produzione

Il film è tratto da una storia realmente accaduta a Thomas Murton, che ne fece un libro. All'inizio delle riprese il regista era Bob Rafelson, ma, si pensa per divergenze con la produzione e, forse, anche con lo stesso Redford (Rafelson voleva realizzare un film totalmente politico), fu ben presto sostituito da Stuart Rosenberg, uno dei migliori registi di pellicole carcerarie (diresse Paul Newman nel 1967 in Nick mano fredda, altro capolavoro di genere).

2.2.12

lo spaccone





Lo spaccone (The Hustler) è un film del 1961 diretto da Robert Rossen, tratto dal romanzo omonimo di Walter Tevis e interpretato da Paul Newman, George C. Scott, Jackie Gleason e Piper Laurie.
È la storia di Eddie Felson, soprannominato "Eddy lo svelto" per la sua abilità nel concludere al biliardo. Felson, conscio della sua bravura, non smette di osare e punta sempre più in alto, comportandosi come uno "spaccone".
Il film ha ricevuto numerosi premi, tra cui due Oscar, e nel 1997 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Trama

Assistito da Charlie, suo socio e finanziatore, il giovane Felson scommette sulla propria abilità al biliardo. I due, dopo un giro della provincia per racimolare abbastanza soldi, giungono in città per sfidare nella famosa Sala Ames, Minnesota Fats, conosciuto nell'ambiente del pool con fama di giocatore imbattibile. Dopo un giorno ininterrotto di partite Eddie sembra prevalere, ma lo scontro non è del tutto finito. Eddie, ubriaco e stanco, evidenzia le sue lacune caratteriali e perde in breve tempo tutti i soldi che aveva vinto. Rimasto al verde non può proseguire la sfida con Minnesota Fats.
Mentre il socio, con i dollari nascosti a Eddie per non rimanere a secco, torna a casa; Eddie rimane in città col solo scopo di racimolare il denaro necessario per una nuova sfida.
Nel bar della stazione Eddie conosce una ragazza poliomielitica e alcolizzata con cui trascorre la giornata, Sarah Packard che lo accoglie in casa sua. Mentre la ragazza è al lavoro, Eddie coi pochi soldi di Sarah e mascherando la sua abilità, inganna degli ignari giocatori in sale malfamate e in bar di periferia. In un bar dopo una partitella con dei vecchietti, gioca a una partita a poker e conosce Gordon, il procuratore di Minnesota Fats, che gli propone di lavorare per lui, Eddie rifiuta e si mette a bazzicare salette da quattro soldi. Una sera in un bar del porto, giocando per pochi dollari, la sua arroganza riemerge e batte sonoramente un delinquente sotto gli occhi dei suoi amici, che a titolo di lezione, gli rompono i pollici delle mani, compromettendo sia pure temporaneamente la capacità de "lo svelto" di impugnare la stecca da biliardo.
Eddie torna malconcio da Sarah, ricominciando una stanca relazione. Una volta ristabilito torna a bazzicare le sale da gioco dove si imbatte ancora in Bert Gordon, che tra le altre cose controlla le scommesse al gioco in città; Gordon fa capire tra le righe a Eddie che è stato su suo ordine che gli hanno spezzato i pollici, e che è meglio che lavori per lui, questa volta Eddie accetta. Gordon propone allora al giovane una serie di incontri, da lui organizzati, contro ricchi e avventurosi giocatori dello stato; Coprirà i costi delle trasferte e delle scommesse in cambio di una percentuale iniqua delle vincite. Partono per il Kentucky per il primo degli incontri previsti, con Sarah al seguito, ma la nuova arrivata è mal vista da Gordon. Sarah Packard e la sua voglia di normalità possono essere un ostacolo ai subdoli progetti del bookmaker: plasmare, sfruttare e abbandonare al suo destino Eddie "lo spaccone".
La partita si svolge in una villa lussuosa di un mecenate, dopo un iniziale smarrimento per un tipo di gioco a lui non congeniale, (Carambola al posto dell'abituale 125) riesce a vincere una somma enorme (mettendoci anche dei dollari suoi), ma perde Sarah che si suicida tagliandosi le vene, per aver ceduto alle lusinghe di Bert Gordon intanto che Eddie rientrava in albergo a piedi dopo la partita.
Sprofondato nella rovina e angoscia più totale Eddie è deciso alla rivincita. Sfida nuovamente Minnesota Fats e Bert Gordon nella loro tana. Una partita unica, giocata contro se stesso e contro ciò che Gordon rappresenta, ricordando con le parole durante ogni colpo la storia passata, la tragedia di Sarah e come abbia imparato la lezione della vita. Contrariamente dalla prima partita, Eddie gioca oltre che con l'abilità innata con determinazione e cuore tale a cui l'avversario, Minnesota Fats, deve inchinarsi. Sconfitto l'avversario Eddie è pronto a riscuotere la vincita, ma ancora una volta deve affrontare un match ancor più duro: Gordon. Eddie gli nega decisamente la percentuale che egli spudoratamente ancora pretende. Nessun cedimento, nessun ricatto: qualsiasi punizione non l'avrebbe più fermato. Capendo allora di non avere più nessun ascendente su Eddie, Gordon, lo lascia andare minacciandolo per l'ultima volta di non far più ritorno da quelle parti, presumibilmente per Eddie, "lo svelto" la vita è definitivamente e desolatamente cambiata.

Seguito

Nel 1986 ritroviamo un attempato Eddie Felson (ancora Paul Newman) accanto ad una giovane promessa: l'anziano giocatore incontra il rampante Vincent Lauria (Tom Cruise) nel film Il colore dei soldi.
Una commedia moderna, decisamente meno "noir" dell'originale. Nel film con regia di Martin Scorsese si assiste, sostanzialmente, ad uno storico passaggio di testimone tra due generazioni di attori e sex-symbol statunitensi.