martedì 15 febbraio 2011

Alighiero Noschese




È considerato il più fecondo e popolare imitatore della storia della televisione italiana. In una delle sue ultime interviste, poco prima della scomparsa, aveva quantificato le voci da lui imitate in un totale di 1156
Le origini e la giovinezza
Alighiero Noschese era figlio di un alto funzionario statale ed aveva una nonna di nazionalità tedesca. Destinato dal padre alla professione di avvocato, conseguì la laurea in giurisprudenza, ma essendo appassionato di teatro ed avendo idee politiche di sinistra, divenne segretario della federazione giovanile comunista di Napoli. Dalla sua vita universitaria affiorò un curioso e significativo aneddoto: si narra infatti che Noschese, giovanissimo, avesse sostenuto due difficili esami orali (filosofia del diritto e diritto ecclesiastico) parlando con la voce di Amedeo Nazzari al primo esame, e con quella di Totò al secondo. L'iniziativa goliardica filò liscia senza destare alcun sospetto.

La carriera e il successo
Dopo aver tentato senza fortuna la carriera di giornalista di cronache mondane a Paese Sera, venne assunto come praticante nel giornale radio della Rai allora diretto da Vittorio Veltroni (padre di Walter Veltroni). Dai primi anni cinquanta ai sessanta era già presente in commedie e fantasie radiofoniche, all'interno della Compagnia di Prosa di Roma della RAI, alternando l'attività specifica di attore a quella di imitatore.
Figurò nel cast del primo sceneggiato televisivo trasmesso nel 1954, Il dottor Antonio, e comparve successivamente come ospite in diverse trasmissioni. A metà degli anni sessanta fu protagonista in teatro di due spettacoli di Garinei e Giovannini: Scanzonatissimo e La voce dei padroni. In questi due spettacoli sperimentò per la prima volta l'imitazione di personaggi politici ma, paradossalmente, sembrò non destare irritazione o malcontento tra i politici imitati. Anzi, questi sembravano rallegrarsi per l'effetto di maggior visibilità che si andava creando loro grazie a Noschese.
La consacrazione a personaggio di primo piano dello spettacolo avvenne tuttavia nel 1969 grazie alla partecipazione al varietà televisivo del sabato sera Doppia coppia: in quella occasione Alighiero Noschese riuscì ad ottenere l'autorizzazione a imitare in televisione i personaggi politici, cosa fino ad allora proibita. Determinante sembra sia stato il consenso del futuro Presidente della Repubblica Giovanni Leone, che tra l'altro era stato suo docente alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Napoli, e che incoraggiò Noschese a proseguire in questo senso.
Da quel momento, a detta dello stesso Noschese, pare che molti personaggi del campo dello spettacolo e della politica gli abbiano espressamente chiesto di essere imitati, sia per acquisire maggior visibilità, sia per non essere considerati come personaggi di secondo piano. Paradossalmente, essere imitati da Noschese diventava sinonimo di massima notorietà.
La brillante carriera di Noschese proseguì con le due edizioni di Canzonissima presentate da Corrado (1970 e 1971), e successivamente lavorando con Loretta Goggi in Formula due (1973).

Lo stile e le imitazioni
Oltre alla capacità di riprodurre in modo pressoché perfetto voce, atteggiamenti e caratteristiche fisiche dei soggetti delle sue imitazioni, Alighiero Noschese riusciva a satireggiare in modo sottile e mai volgare, creando gag e battute pungenti. La sua comunque non è mai stata una vera e propria satira spietata del potere, bensì piuttosto una serie di camaleontiche caricature di numerosissimi personaggi famosi di cui coglieva magistralmente i cosiddetti "tic". Per la sua eccezionale capacità di rifare le voci di tutti, poi, era soprannominato "il Fregoli delle voci". L'autore dei testi di Noschese era il grande sceneggiatore napoletano Dino Verde. L'artefice delle sue eccezionali ed esasperate somiglianze fisiche con i personaggi imitati era invece la famosa truccatrice Ida Montanari.
Restano memorabili tra le tante le sue caratterizzazioni del telegiornalista Rai Mario Pastore, che di fronte ad una telefonata di smentita di una notizia faceva la faccia smarrita e con gli occhi spiritati diceva "Mi dicono che non è vero", del giornalista Rai Jader Jacobelli che giustificava la messa in onda delle tribune elettorali con il bisogno di "di...sputare" sui problemi del nostro Paese, dell'annunciatrice Mariolina Cannuli, di cui enfatizzava l'atteggiamento sensuale, e del politico Amintore Fanfani, di cui sottolineava la toscanità. Noschese si è poi anche "occupato" dei giornalisti Paolo Cavallina, Ruggero Orlando, Tito Stagno, Ugo Zatterin (moderatore di tribune elettorali), di Mike Bongiorno, Gianni Morandi, Alberto Sordi, dei politici Ugo La Malfa, Giovanni Leone, Marco Pannella, e di molti altri ancora. Le cronache raccontano addirittura che la madre di Giulio Andreotti avesse visto alla televisione un'imitazione del figlio da parte di Alighiero Noschese così ben eseguita da non accorgersi della finzione, tanto che telefonò pure al figlio per rimproverarlo: "Ma come ti è venuto in mente di andare a cantare in televisione?".
Depressione e declino
Sposato dal 1963 con Edda De Bellis, un'ex impiegata emiliana del teatro Parioli, aveva avuto da lei due figli: Antonello, il primogenito, e Chiara Noschese. La moglie, a cui era molto affezionato, decise però nel 1974 di lasciarlo. Il divorzio e il conseguente allontanamento dalla sua amata famiglia fu per Noschese un brutto colpo, che contribuì a farlo sprofondare nella depressione. Nello stesso 1974 per motivi ignoti i rapporti con la RAI si interruppero bruscamente e l'attore decise di uscire dalla loggia massonica di Piazza del Gesù, alla quale era iscritto dal 1967 e dove aveva raggiunto il livello di Cavaliere Kadosh. Negli anni seguenti, partecipò ad alcune trasmissioni sulle neonate televisioni private. L'ultimo programma televisivo a cui partecipò, Ma che sera, condotto da Raffaella Carrà nel 1978, avrebbe dovuto segnare il suo rientro dopo quattro anni di silenzio e il suo ritorno alla satira politica, ma andò in onda proprio durante i giorni del rapimento di Aldo Moro. Il caso volle che Noschese avesse già registrato nel dicembre del 1977 delle divertenti gag, imitando tra l'altro lo stesso Moro (oltre a numerosi altri uomini politici): quel materiale, per ovvi motivi, non poté andare in onda, con il Paese non certo nello "spirito giusto" per ridere della politica, in quelle settimane così tormentate.
Il declino di Alighiero Noschese - umano e ora anche professionale - si fece ancora più acuto tanto che il 12 novembre 1979 egli decise di sospendere le prove del suo spettacolo teatrale con Maria Rosaria Omaggio, dal titolo L'inferno può attendere, e si fece ricoverare per curare la depressione.

Tragica fine
La mattina del 3 dicembre 1979 Alighiero Noschese, a soli 47 anni, si tolse inaspettatamente la vita con un colpo di pistola alla tempia nella cappella del giardino della clinica romana Villa Stuart, dove era ricoverato. Il suo suicidio destò scalpore, oltre ad alcuni dubbi sulla dinamica effettiva dell'accaduto (risultava molto strano, infatti, che un uomo malato di depressione e ricoverato in un nosocomio per quella ragione, potesse tenere con sé una pistola Smith & Wesson calibro 38).
Nello stesso giorno, e nella stessa clinica, si trovavano pure ricoverati l'ex Presidente del Consiglio dei ministri Giulio Andreotti per un'operazione alla cistifellea e, per un altro intervento chirurgico, l'annunciatrice Mariolina Cannuli, che tanto doveva a Noschese in termini di popolarità.
Gli furono celebrati due funerali: il giorno 5 dicembre presso la Chiesa di Santa Maria delle Grazie al Trionfale a Roma ed il giorno dopo, presso la basilica del Carmine a Piazza Mercato a Napoli. La salma venne poi trasportata e tumulata nel cimitero di San Giorgio a Cremano ove riposa tuttora.
Nei giorni seguenti il giornalista Enzo Biagi scrisse un lungo editoriale sul Corriere della sera dedicato proprio a Noschese, alla sua vita, al suo successo e alla sua tragica fine. Il grande imitatore è stato ricordato ampiamente in due saggi del giornalista e saggista napoletano Andrea Jelardi, Queer tv (2007) e In scena en travesti (2009), quest'ultimo nel trentesimo anniversario della scomparsa (vedi bibliografia).
Il 17 marzo 1981, due anni dopo la sua tragica scomparsa, il nome di Noschese fu rinvenuto nella lista degli appartenenti alla loggia massonica P2.

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