24.11.10

intervisteria dell'altro ieri








Metamorfosi Da dark lady alla vita quotidiana: il successo della protagonista di «Tutti pazzi per amore»
«Basta veline, vince la donna trasandata»


Stefania Rocca: porto la «normalità» in tv, mi ispiro a Diane Keaton «Il pubblico femminile si immedesima nel mio personaggio di mamma trascurata che mantiene uno spirito fanciullesco»


ROMA - Al diavolo le veline, è la rivincita della normalità, della donna che s' infiamma d' amore dopo la spesa e il bucato. La tv ci rimanda una Stefania Rocca inedita. Ecco la dark lady conturbante e sofisticata del cinema, quasi sciatta, struccata, la coda di cavallo: nella commedia del momento è abituata a venire «dopo», soprattutto dopo le esigenze dei figli. Il vero botto di Capodanno è il successo di Tutti pazzi per Amore di Riccardo Milani che torna stasera su Raiuno, forte dei 5 milioni e mezzo di spettatori e del 23 per cento di share (andrà avanti fino al primo marzo). Stefania è sulla via del ritorno dalle Seychelles, dove s' è goduta il successo della sua prima fiction con Leone, il figlio di 14 mesi che si è portata dietro nei 9 mesi di riprese. Il successo lo divide con gli autori ispirati dalla grazia e con Emilio Solfrizzi (nato nella Bari vecchia da una famiglia poverissima, tanta gavetta alle spalle), l' amore nato sul pianerottolo dopo un inizio di vicinato disastroso. Dagli Usa sta tornando l' ex marito di Stefania:

«Anche gli ex sono temuti. Al cinema venivo dai ruoli più rock' n' roll, animati da spirito ribelle, Nirvana, Viol@; avevo cominciato a scoprire la normalità in Casomai, qui ho voluto esasperarla. L' immagine femminile è sempre ben curata, basta guardare la pubblicità, io sono andata contro questa cosa qua. Siamo sommersi dalla ragazza perfetta, un' ossessione che crea insicurezza, le donne si ritoccano e io non sono contraria. Ma cosa vedi in tv? Veline, donne stravestite. Il mio personaggio, madre di famiglia, due bambini, non fidanzata da anni, me lo permetteva. Ce ne sono tante di donne così. Come riferimento ho pensato a Diane Keaton nei film di Woody Allen, curata ma con un senso di trascuratezza. Letta la sceneggiatura, molto divertente, il sogno d' amore come nelle commedie americane, ho cercato un' innovazione in tv, penso ai temi trasgressivi della famiglia allargata, Raiuno era abituata alle famiglie del Mulino Bianco. Poi il doppio gioco di sogno e realtà che inseguo al cinema».

Consigli da amiche e colleghe?

«Mi dicevano chi te lo fa fare? Io stessa avevo dubbi, una proposta così moderna funzionerà? Ho preso rischi della Madonna e oggi ringrazio il regista».

Forse con tutto il peso della crisi c' è voglia di leggerezza.

«Assolutamente d' accordo. C' è stata un' immedesimazione con questa mamma la cui trascuratezza l'ha aiutata a mantenere uno spirito fanciullesco, è rimasta ragazzina dentro, una sognatrice a occhi aperti, una romanticona, una Amelie cresciuta».

Nel film cura la posta in una rivista femminile.

«E non ne azzecca mai una».

Ma l'immagina così la vita redazionale, tutti sorrisi e complicità?

«Siamo abituati al Diavolo veste Prada, le donne in carriera una contro l' altra che si straparlano dietro. Giochiamo controcorrente anche qui, in quella redazione si parla di tutto fuorché di lavoro, sono quasi portinaie che spettegolano, un altro tipo di mondo al femminile. È tutto un po' sopra le righe, solo i protagonisti devono mantenere una verità».

Se le chiedessero di fare la seconda serie?

«Da un lato mi diverte se si evolve e cambia addirittura registro, deciderò al momento».

Anche al cinema addio alla dark lady?

«Non ho strategie di mercato, era il momento giusto per fare questo ruolo, non ci siamo inventati niente, è lo specchio della società».

Nel film ricordate che il trasloco è il secondo stress dopo la separazione.

«È vero, io poi ne ho fatti parecchi, Parigi, Milano, Roma».

E della sua concittadina torinese Carla Bruni, i francesi dopo il documentario di fine anno autocelebrativo, hanno detto: italiani, riprendetevela.

«Ormai è più francese che italiana, ma sono d' accordo con loro. Basta, too much. Siamo interessati alla vita del presidente Sarkozy, ma dopo un po' , fondamentalmente...Che ci frega?».


Cappelli Valerio
(4 gennaio 2009) - Corriere della Sera

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