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30.6.11

Remo Remotti


è un attore, pittore e scrittore italiano, nonché scultore, poeta, cantante, umorista e drammaturgo.

Ha lavorato, tra gli altri, con Francis Ford Coppola, Marco Bellocchio, Nanni Moretti, Ettore Scola, i fratelli Taviani, Werner Masten, Peter Ustinov, Nanni Loy, Maurizio Nichetti, Carlo Mazzacurati, Antonello Salis e Carlo Verdone.

A lui è stata dedicata la canzone A zio Remo di Loy e Altomare.

Ha partecipato a tre canzoni del full lenght: "Ancora Noi... Ancora Oi!" del gruppo Oi! romano Automatica Aggregazione uscito nel 2010 (più precisamente ha recitato alcuni versi nella prima, nella seconda, e nell'ultima traccia).

Successivamente torna a vivere in Italia e inizia il suo lavoro nel mondo dello spettacolo con Marco Bellocchio, Renato Mambor, Rodolfo Roberti, Nanni Moretti, Carlo Mazzacurati, Egidio Erodico e altri. Ha scritto e messo in scena quattro suoi pezzi teatrali.Nasce a Roma nel 1924, rimane orfano di padre a 12 anni, si laurea in legge e si trasferisce in Perù dove scopre il mondo dell'arte frequentando corsi serali. Rientrato in Italia trova lavoro a Milano e nel 1960 si sposa con Maria Luisa Loy, sorella del regista Nanni Loy. Frequenta l'ambiente artistico milanese ed espone i suoi quadri in gallerie private. Nel 1968 si trasferisce in Germania, dove era già stato per qualche tempo nel 1964 come assistente di Emilio Vedova, e vi rimane fino al 1971.

Nel 2001 è tra gli interpreti della serie televisiva Casa famiglia. Inoltre, ha recitato in Stiamo bene insieme, Quei due sopra il Varano, I Cesaroni, Il Papa buono, Un medico in famiglia "Chi ha incastrato Peter Pan?".

Ha preso parte a numerosi cortometraggi ed è stato premiato due volte come migliore attore. La prima con il regista Claudio Proietti e la seconda al XV festival di Trevignano 2009.

Dagli anni 2000 si cimenta in spettacoli dal vivo accompagnato da amici artisti quali Paolo Zanardi, gli Elettrofandango, Andrea Evangelisti e il presentatore Vladimiro.





29.6.11

Charles Bukowski







è stato uno scrittore e poeta statunitense.
Ha scritto sei romanzi, centinaia di racconti e migliaia di poesie, per un totale di oltre sessanta libri. Il contenuto di questi tratta della sua vita, caratterizzata da un rapporto morboso con l'alcol, costellata da frequentissime esperienze sessuali, da rapporti tempestosi con le persone. Una vita dedita inoltre alle scommesse ippiche e all'autodistruzione.

Henry Charles Bukowski nacque ad Andernach, in Germania, con il nome di Heinrich Karl Bukowski da padre statunitense di origini polacche e tedesche, Henry Bukowski, e da madre tedesca, Katharina Fett. I genitori di Bukowski si conobbero in Germania, ove il padre svolgeva il servizio militare, dopo la fine della Prima guerra mondiale. Ma l'economia tedesca era al collasso, a causa della guerra persa, e così la famiglia si trasferì negli Stati Uniti nel 1923, stabilendosi a Baltimora, nel Maryland. Per sembrare più americani, i genitori cominciarono a chiamarlo Henry. Dopo aver risparmiato un po', la famiglia si trasferì nella periferia di Los Angeles (California) nel 1930, dove viveva la famiglia del padre.
Durante la sua infanzia, suo padre fu spesso disoccupato (erano gli anni della Grande depressione) e, secondo Bukowski, molto violento (vedi uno dei suoi romanzi semi-autobiografici, Panino al prosciutto – Ham on Rye). Fu anche soggetto alla discriminazione dei figli dei vicini, che lo prendevano in giro per il forte accento e i vestiti tedeschi "da femminucce" che i suoi genitori insistevano indossasse. Durante l'infanzia soffrì di timidezza e solitudine, in seguito aggravate da una forma grave di acne.
A tredici-quattordici anni bevve per la prima volta il vino, grazie al suo amico William “Baldy” Mullinax, figlio di un chirurgo alcolizzato. “Questo mi aiuterà per tanto tempo”, scrisse in seguito, descrivendo l'inizio del suo amore a vita con l'alcol.
Dopo essersi diplomato alla Los Angeles High School, frequentò il L. A. City College (università) per due anni, seguendo corsi di arte, giornalismo e letteratura. Mentre studiava là, si associò brevemente con un gruppo di nazisti, il German-American Bund, che prese poi in giro in Panino al Prosciutto. Per un po' frequentò anche l'estrema sinistra (vedi il racconto Politics, tratto dalla raccolta A Sud di nessun Nord - South of No North).
« Al L.A. City College, poco prima che cominciasse la seconda guerra mondiale, mi atteggiavo a nazista. Distinguevo a fatica Hitler da Ercole e non poteva importarmene di meno. Era soltanto lo stare seduti a lezione e sentire tutte le prediche patriottiche su come dovremmo andar lì e fare del nostro meglio, mi vennero a noia. Decisi di diventare l'opposizione. Non mi prendevo il tempo neppure per informarmi su Adolf, semplicemente sputavo qualsiasi cosa che pensavo fosse malvagia o bestiale. »
Il 22 luglio 1944, con la seconda guerra mondiale che ancora infuriava, fu arrestato dagli agenti dell'FBI a Filadelfia, in Pennsylvania (dove viveva in quel periodo), con l'accusa di renitenza alla leva e fu tenuto per diciassette giorni in prigione. Sedici giorni dopo non superò un esame fisico-psicologico e fu dichiarato non adatto al servizio militare.

Primi scritti

A 24 anni (1944), il racconto Aftermath of a Lenghthy Rejection Ship fu pubblicato sulla rivista Story. Due anni dopo, un altro racconto, 20 Tanks From Kasseldown uscì su una raccolta di Portfolio III. Non riuscendo però a sfondare nel mondo letterario, Bukowski si rassegnò e smise di scrivere per un decennio, un periodo che lui ha chiamato “una sbronza di dieci anni”. Questi “anni buttati” formarono però le basi di tutto quello che scrisse in seguito, che è largamente autobiografico, sebbene la verità dei suoi resoconti sia stata frequentemente messa in discussione (lui stesso ammette di mescolare realtà e immaginazione).
Durante una parte di questo periodo continuò a vivere a Los Angeles, ma vagabondò anche per tutti gli USA, lavorando sporadicamente e vivendo in pensioni economiche. Nei primi anni cinquanta ottenne un lavoro (a Los Angeles) come postino, per le poste degli Stati Uniti, ma si dimise dopo meno di tre anni.
Nel 1955, fu ricoverato in ospedale per un'ulcera perforante che gli fu quasi fatale. Quando lasciò l'ospedale, cominciò a scrivere poesie. Nel 1957 decise di sposare una poetessa di una città della provincia texana, Barbara Frye, senza averla mai vista, ma divorziarono nel 1959. Barbara dirigeva la rivista Harlequin, sulla quale erano state pubblicate delle poesie di Bukowski. Lei disse che la loro separazione non ebbe niente a che fare con la letteratura, però lei dubitò spesso della sua abilità di poeta. In seguito al divorzio, Bukowski ricominciò a bere e a scrivere poesie.

Gli anni sessanta

Nel 1960 era ritornato all'ufficio postale a Los Angeles, dove continuò a lavorare come impiegato archivista per oltre dieci anni. Nel 1962 fu traumatizzato dalla morte di Jane Cooney Baker. Lei era il suo primo vero amore. Bukowski sfogò il suo lutto e la sua devastazione in una potente serie di poesie e racconti che piangevano la sua morte. Jane è considerata il più grande amore della sua vita e la più importante tra le Muse che ispirarono la sua scrittura: ne sono convinti i biografi Jory Sherman, Souness, Brewer e Harrison.
Nel 1964 Frances Smith, la sua nuova convivente, partorì l'unica figlia di Bukowski, Marina Louise. Lui però screditava Frances con frasi pesanti: hippy dai capelli bianchi (white-haired hippy), lavoro malfatto (shack-job) e vecchia sdentata (old snaggle-tooth).
Jon e Louise Webb, adesso riconosciuti come giganti del movimento della piccola editoria del dopoguerra, pubblicavano The Outsider literary magazine. Sotto il marchio Loujon Press, fecero uscire It Catches My Heart In Its Hands (1963) e Crucifix in a Deathhand (1965).
All'inizio del 1967, cominciò a scrivere Notes of A Dirty Old Man (Taccuino di un vecchio porco), pubblicandolo a puntate sull'Open City di Los Angeles, un giornale underground. Quando fu chiuso nel 1969, i racconti continuarono a uscire sul Los Angeles Free Press, e sul NOLA Express di New Orleans, Louisiana. Sempre nel 1969 lo stesso Bukowski si dedicò ad una propria rivista letteraria, ma senza successo.

Gli anni Black Sparrow

Nel 1969 accettò un'offerta dall'editore della Black Sparrow, John Martin: 100 $ a settimana per tutta la vita. Decise perciò di lasciare il lavoro alle poste per dedicarsi alla scrittura a tempo pieno. Aveva quarantanove anni. Come spiegò in una lettera di quel periodo: “Avevo solo due alternative – restare all'ufficio postale e impazzire... o andarmene e giocare a fare lo scrittore e morire di fame. Decisi di morire di fame.” Meno di un mese dopo finì il suo primo romanzo autobiografico, Post Office, che lo rese celebre. Come forma di rispetto per la fiducia in uno scrittore relativamente sconosciuto, Bukowski pubblicò quasi tutti i suoi lavori successivi con la Black Sparrow.
Grazie alla fama crescente cominciò a imbarcarsi in una serie di storie di una notte e di relazioni. Quelle più importanti furono con Linda King, poetessa e scultrice, Liza Willams, manager degli studi di registrazione, e “Tammie”, madre single dai capelli rossi. Tutte queste storie fornirono materiale per i suoi racconti e le poesie. Un'altra importante relazione fu con “Tanya”, descritta in Donne (Women) come un'amica di penna.
Nel 1976 incontrò Linda Lee Beighle, proprietaria di un ristorante di cibo salutare, aspirante attrice e devota di Meher Baba, leader di una setta indiana. Due anni dopo si trasferì dalla zona dell'Est Hollywood, dove aveva vissuto per la maggior parte della vita, alla comunità rurale di San Pedro, il distretto più a sud di Los Angeles. Linda lo seguì e vissero insieme a intermittenza per più di due anni, perché lui a volte si stancava della relazione e la metteva alla porta. Dopo una serie di scioperi della fame e preghiere disperate ci ripensò e la riprese con sé. Linda è chiamata Sara nei romanzi Donne e Hollywood! Hollywood! (Hollywood). Bukowski, scrivendo di lei, dice che gli ha regalato altri dieci anni di vita (perché l'ha obbligato a bere un po' meno e solo vino). In seguito furono sposati da Manly Palmer Hall, autore e mistico canadese, nel 1985.

Morte

Nel 1988 si ammala di tubercolosi, ma continua a scrivere e pubblicare libri fino a quando, il 9 marzo 1994, all’età di 73 anni, muore stroncato da una leucemia fulminante, a San Pedro, poco dopo aver completato il suo ultimo romanzo, Pulp. I funerali furono officiati da monaci buddisti. Un resoconto della cerimonia può essere trovato nel libro di Gerald Locklin, Charles Bukowski: A Sure Bet.
La sua lapide recita: “Don't Try” (Non provare), una frase che usa in una delle sue poesie, consigliando gli aspiranti scrittori e poeti riguardo l'ispirazione e la creatività. Bukowski spiega la frase in una lettera del 1963:
« Qualcuno in uno di questi posti... mi chiese: "Cosa fai? Come scrivi, come crei?" Non lo fai, gli dissi. Non provi. È molto importante: non provare, né per le Cadillac, né per la creazione o per l'immortalità. Aspetti, e se non succede niente, aspetti ancora un po'. È come un insetto in cima al muro. Aspetti che venga verso di te. Quando si avvicina abbastanza, lo raggiungi, lo schiacci e lo uccidi. O se ti piace il suo aspetto ne fai un animale domestico. »

L'opera

Bukowski pubblicò numerosissimi scritti in piccole riviste letterarie e con piccoli editori, dai primi anni '40 fino ai primi anni '90. In seguito la Black Sparrow Press (ora HarperCollins/ECCO) ripubblicò tutto in volume.
Bukowski riconosce l'influenza sulla sua scrittura di Anton Chekhov, James Thurber, Franz Kafka, Knut Hamsun, Ernest Hemingway, Henry Miller, John Fante, Louis-Ferdinand Céline, Robinson Jeffers, Fedor Dostoevskij, D. H. Lawrence, Antonin Artaud, E. E. Cummings.
Il suo nome è stato spesso associato al movimento della Beat generation a causa del suo stile informale e dell'atteggiamento anticonformista verso la letteratura, ma lui non si è mai identificato come un "Beat".
Spesso parlò di Los Angeles come del suo soggetto preferito. In un'intervista del 1974 disse: “Vivi in una città tutta la vita, e arrivi a conoscere ogni puttana all'angolo e metà di loro le hai già scopate. Hai il menabò, la struttura, dell'intera zona. Hai una foto di dove sei... Essendo cresciuto a Los Angeles, ho sempre avuto il sentimento geografico e spirituale di essere qui. Ho avuto il tempo di conoscere questa città. Non vedo altro posto che L.A.”
Un critico ha descritto i suoi libri come “una pittura dettagliata di certe fantasie maschili tabù: lo scapolo disinibito, solitario, antisociale, e totalmente libero”, un'immagine a cui tentò di conformarsi con occasionali letture pubbliche di poesia in cui si comportava da pazzo, e con un modo di fare scandaloso alle feste.
A partire dalla sua morte nel 1994, sono stati pubblicati molti articoli e libri sia sulla sua vita che sui suoi scritti. Il suo lavoro però ha ricevuto relativamente poca attenzione dai critici accademici.
HarperCollins/ECCO ha continuato a pubblicare nuove raccolte delle sue poesie, prelevandole dalle migliaia di lavori pubblicati sulle piccole riviste letterarie. L'uscita del 2007, The People Look Like Flowers At Last, conclude questo progetto: tutto ciò che ha scritto Bukowski (e che non ha distrutto lui stesso, come ha raccontato a Fernanda Pivano), è disponibile ora al grande pubblico. Bukowski stesso decise di pubblicare postume alcune di queste opere, un po' per giocare con la morte, com'è nel suo stile.

2.6.11

Dino Campana







è stato un poeta italiano.

Dino Carlo Giuseppe Campana nasce a Marradi, un piccolo paese dell'Appennino tosco-romagnolo, da Giovanni, insegnante di scuola elementare, poi direttore didattico, descritto come uomo per bene ma di carattere debole e remissivo, e da Francesca Luti, detta Fanny, donna compulsiva e severa, affetta da mania deambulatoria e accesa credente cattolica. La madre era attaccata in modo morboso al figlio secondogenito Manlio, fratello più giovane di due anni di Dino, natole nel 1887.
Dino Campana trascorre l'infanzia in modo apparentemente sereno a Marradi (borgo collinare a 35 chilometri da Faenza) ma, a circa quindici anni di età, gli vengono diagnosticati i primi disturbi nervosi che non gli impediranno comunque di frequentare i vari cicli di scuola.
Frequenta le elementari a Marradi, poi frequenta la terza, quarta e quinta ginnasio presso il collegio dei Salesiani di Faenza. Intraprende gli studi liceali in parte presso il Liceo Torricelli della stessa città, in parte a Carmagnola, in Piemonte, presso il regio liceo Baldessano, dove consegue la maturità, nel luglio del 1903.Quando rientra a Marradi, le crisi nervose si acutizzano, come pure i frequenti sbalzi di umore, sintomi dei difficili rapporti con la famiglia (soprattutto con la madre) e il paese natio. Per ovviare alla monotonia delle serate marradesi, specie nella stagione invernale, Dino era solito recarsi a "Gerbarola", una località poco distante dal borgo, dove con gli abitanti del luogo trascorreva qualche ora mangiando le caldarroste (la castagna è infatti il frutto tipico di Marradi), comunemente appellate con il nome di "bruciate". Questo tipo di svago sembrava avere effetti positivi sui suoi disturbi psichici.
A diciannove anni, nel 1904, Campana entra nella scuola per ufficiali di complemento di Ravenna; non superando l'esame per sergente, si iscrive presso l'Università di Bologna, alla Facoltà di Chimica pura, per passare - l'anno seguente - alla Facoltà di Chimica farmaceutica a Firenze. Nel capoluogo emiliano frequenta anche le lezioni della facoltà di lettere e intrattiene rapporti di amicizia con i gruppi di goliardi e con gli appassionati di letteratura della sua età. Proprio sui fogli pubblicati dai goliardi escono le sue prime prove poetiche, alcune di quelle che in seguito verranno incluse nell'opera maggiore di Campana, i Canti Orfici.
Campana espresse il suo "male oscuro" con un irrefrenabile bisogno di fuggire e dedicarsi ad una vita errabonda. La prima reazione della famiglia e del paese, e poi dell'autorità pubblica, fu quella di considerare le stranezze di Campana come segni lampanti della sua pazzia. Ad ogni sua "fuga", che si realizzava con viaggi in paesi stranieri dove si dedicava ai mestieri più disparati per sostentarsi, seguiva, da parte della polizia (in conformità con il sistema psichiatrico di quei tempi e per le incertezze dei familiari), il ricovero in manicomio. Inoltre, veniva visto con sospetto per i tratti somatici che veniva giudicati germanici e per l'impeto con cui discuteva di poesia e filosofia. Internato per la prima volta nel manicomio di Imola, (città a 15 chilometri da Faenza) alla fine del 1905, ne tenta una fuga già tra il maggio e il luglio del 1906, per raggiungere la Svizzera e la Francia. Verrà arrestato a Bardonecchia e di nuovo ricoverato ad Imola. Ne uscirà nel 1907, per l'interessamento della famiglia.
Risale intorno al 1907 un viaggio in Argentina, presso una famiglia di lontani parenti emigrati, caldeggiati dagli stessi genitori per liberarlo dal tanto odiato paese natìo e, probabilmente, perché il conflitto con la madre si era fatto ormai insanabile. Pare che lei fosse arrivata a credere di avere concepito, con lui, l'anticristo. Dino probabilmente accetta di partire sia per lasciarsi alle spalle le esperienze in manicomio, sia perché affascinato dalla nuova meta.
Il viaggio in America comunque rappresenta un punto particolarmente oscuro della biografia di Campana: se alcuni arrivano a chiamarlo "il poeta dei due mondi", c'è anche chi, invece, come per esempio Ungaretti, sostiene che in America, Campana non ci andò neppure. Numerose sono anche le opinioni sulla datazione del viaggio e sulle modalità ed il tragitto del ritorno.
L'ipotesi più accreditata è che sia partito nell'autunno 1907 da Genova ed abbia vagabondato per l'Argentina fino alla primavera del 1909, quando ricompare a Marradi, dove viene arrestato. Dopo un breve internamento al San Salvi di Firenze, riparte per un viaggio in Belgio, ma viene di nuovo arrestato a Bruxelles e viene poi internato nella "maison de santé" di Tournay all'inizio del 1910. Chiede aiuto alla sua famiglia e viene rimandato a Marradi. Vive un periodo più tranquillo e pensa anche di riscriversi all'università.


Canti Orfici

Nel 1913 Campana si reca a Firenze presentandosi nella redazione della rivista "Lacerba" a Giovanni Papini e ad Ardengo Soffici, suo lontano parente, cui consegna il suo manoscritto dal titolo "Il più lungo giorno". Non viene preso in considerazione e il manoscritto va perduto (sarà ritrovato solamente, dopo sessant'anni, nel 1971, dopo la morte di Soffici, tra le sue carte nella casa di Poggio a Caiano, probabilmente nello stesso posto in cui era stato abbandonato e dimenticato). Dopo qualche mese di attesa Campana scende da Marradi a Firenze per riprendersi il suo manoscritto. Papini non lo possiede più e lo manda da Soffici che nega di aver mai avuto il libretto. Il giovane, la cui mente è già labile, si arrabbia e si dispera, poiché aveva consegnato, fidandosi, l'unica copia che aveva realizzato. Scrive e implora insistentemente senza altro risultato che il disprezzo e l'indifferenza di tutto l'ambiente culturale che gravita intorno alle "Giubbe Rosse". Infine, esasperato, minaccia di venire con il coltello per farsi giustizia dell'"infame" Soffici e i suoi soci, che definisce "sciacalli".
A proposito del dissidio tra Campana e l'ambiente letterario fiorentino si leggano le parole che Campana scrive a Papini in una lettera del maggio del 1913: "(...) E se di arte non capite più niente cavatevi da quel focolaio di càncheri che è Firenze e venite qua a Genova: e se siete un uomo d'azione la vita ve lo dirà e se se siete artista il mare ve lo dirà. Ma se voi avete un qualsiasi bisogno di creazione non sentite che monta attorno a voi l'energia primordiale di cui inossare i vostri fantasmi? Accademia della Crusca. Accademia dei Lincei. Accademia del mantellaccio: sì, voi siete l'accademia del Mantellaccio; con questo nome ora vi dico in confidenza, io vi chiamo se non rispettate di più l'arte. Mandate via quella redazione che a me sembrano tutti cialtroni. Essi sono ignari del «numero che governa i bei pensieri». La vostra speranza sia fondare l'alta coltura italiana. Fondarla sul violento groviglio delle forze nelle città elettriche sul groviglio delle selvagge anime del popolo, del vero popolo, non di una massa di lecchini, finocchi, camerieri, cantastorie, saltimbanchi, giornalisti e filosofi come siete a Firenze. Sapete, essendo voi filosofo sono in diritto di dire tutto: del resto vi sarete accorto che sono un'intelligenza superiore alla media. Per finire, il vostro giornale è monotono, molto monotono: l'immancabile Palazzeschi, il fatale Soffici: come novità: Le cose che fanno la Primavera. In verità vi dico tutte queste cose non fanno la Primavera ma l'inverno. Ma scrivete un po' a Marinetti che è un ingegno superiore, scrivetegli che vi mandi qualche cosa di buono: e finitela colla critica."
Nell’inverno del 1914, convinto di non poter più recuperare il manoscritto, Campana decide di riscrivere tutto affidandosi alla memoria, e in pochi giorni, lavorando anche di notte e a costo di un enorme sforzo mentale, riesce a riscrivere il canzoniere, sia pure con modifiche e aggiunte. Nella primavera del 1914, Campana riesce finalmente a pubblicare a proprie spese, la raccolta, con il titolo, appunto, di "Canti Orfici". Il 1915 lo trascorre viaggiando senza una meta fissa: Torino, Domodossola, ancora Firenze.
Nel 1916 ricerca inutilmente un impiego. Scrive a Emilio Cecchi (che sarà, insieme a Giovanni Boine - che comprese subito l'importanza di Campana recensendo i Canti Orfici nel 1914 su "Plausi e Botte" - e a Giuseppe De Robertis, uno dei suoi pochi estimatori) ed inizia con lo scrittore una breve corrispondenza. A Livorno si scontra con il giornalista Athos Gastone Banti, che scrive su di lui un articolo denigratorio sul quotidiano "Il Telegrafo": si arriva quasi al duello. Nello stesso anno conosce Sibilla Aleramo, l'autrice del romanzo Una donna ed inizia con lei una intensa e tumultuosa relazione, che si interromperà all'inizio del 1917, successivamente ad un breve incontro nel Natale 1916 a Marradi.
Esistono testimonianze della relazione avvenuta tra Dino e Sibilla nel carteggio pubblicato da Feltrinelli nel 2000: Un viaggio chiamato amore - Lettere 1916-1918.
Il carteggio ha inizio con una lettera della Aleramo datata 10 giugno 1916, nel quale l'autrice esprime la sua ammirazione per i "Canti Orfici", dichiarando di esserne stata incantata e abbagliata insieme. Sibilla era allora in vacanza nella Villa La Topaia a Borgo San Lorenzo, mentre Campana era in una stazione climatica presso Firenzuola per rimettersi in salute dopo essere stato colpito da una leggera paresi al lato destro del corpo.
Nel 1918 Campana viene internato presso l'ospedale psichiatrico situato nella Villa di Castelpulci, presso Scandicci (Firenze). Lo psichiatra Carlo Pariani lo va a trovare per intervistarlo. Dino Campana muore in ospedale, sembra per una forma di setticemia, dovuta ad una malattia mai ben chiarita, il primo marzo del 1932, la salma è sepolta nel cimitero di San Colombano, nel territorio di Scandicci.
Il 2 marzo, il corpo di Campana viene inumato nel cimitero di San Colombano a Badia a Settimo ma nel 1942, su interessamento di Piero Bargellini, viene data alle spoglie del poeta una sepoltura più dignitosa e la salma trova riposo nella cappella sottostante il campanile della chiesa di San Salvatore. Durante la seconda guerra mondiale, il 4 agosto 1944, i tedeschi, in ritirata, fanno saltare con una carica esplosiva il campanile distruggendo nel contempo anche la cappella.
Nel 1946 le ossa del poeta, in seguito ad una cerimonia alla quale partecipano numerosi intellettuali dell'epoca, tra i quali Eugenio Montale, Alfonso Gatto, Carlo Bo, Ottone Rosai, Pratolini e altri, vengono collocate all'interno della Chiesa di San Salvatore a Badia a Settimo, raggiungendo così la loro dimora attuale.


La poetica

La poesia di Campana è una poesia nuova nella quale si amalgamano i suoni, i colori e la musica in potenti bagliori. Il verso è indefinito, l'articolazione espressiva in un certo senso monotona ma nel contempo ricca di immagini molto forti di annientamento e purezza. Il titolo allude agli inni orfici, genere letterario attestato nell'antica Grecia tra il II e il III secolo d.C. e caratterizzato da una diversa teogonia rispetto a quella classica. Inoltre le preghiere agli dei (in particolare al dio Protogono) sono caratterizzate dagli scongiuri dal male e dalle sciagure.


I temi fondamentali

Uno dei temi maggiori di Campana, che si trova già all'inizio dei "Canti Orfici" nelle prime parti in prosa - La notte e Il viaggio e il ritorno - è quello dell'oscurità tra il sogno e la veglia. Gli aggettivi e gli avverbi ritornano con una ripetitiva insistenza come di chi detta durante un sogno, sogno però interrotto da forti trasalimenti (si veda la poesia "l'invetriata", mirabile spleen baudelairiano).
Nella seconda parte - nel notturno di "Genova", ritornano tutti i miti fondamentali che saranno del Campana successivo: le città portuali, la matrona barbarica, le enormi prostitute, le pianure ventose, la schiava adolescente.
Già nella prosa si nota l'uso dell'iterazione, l'uso drammatico dei superlativi, l'effetto d'eco nelle preposizioni, il ricorrere alle parole chiave che creano una forte scenografia.


L'interpretazione della poesia

Nel quindicennio che va dalla sua morte alla fine della seconda guerra mondiale (1932-1945) ed anche in seguito, nel periodo dell'espressionismo e del futurismo, l'interpretazione della poesia di Campana si focalizza sullo spessore della parola apparentemente incontrollata, nascosta in una zona psichica di allucinazione e di rovina.
Nei suoi versi, dove vi sono elementi deboli di controllo e di approssimativa scrittura, si avverte - a parere di molti critici - il vitalismo delle avanguardie del primo decennio del XX secolo; dai suoi versi, per la verità, hanno attinto poeti molto differenti tra di loro, come Mario Luzi, Pier Paolo Pasolini, Andrea Zanzotto.


Campana e Rimbaud

Il destino di Campana è stato avvicinato a quello di Rimbaud. Ma, in verità, tra Campana e il poeta maledetto il punto di contatto (il bisogno di fuggire, l'idea del viaggio, l'abbandono di un mondo civile estraneo) è affrontato in modo molto diverso. Dove Rimbaud abbandona la letteratura per fuggire in Africa e prestarsi a mestieri avventurosi ed alternativi, come il trafficante d'armi, Campana alla fine dei suoi viaggi, senza una vera meta, trova solamente la follia.
E se Rimbaud aveva fatto una scelta, Campana non scelse ma fu sopraffatto dagli eventi che attraversarono la sua vita diventandone una vittima: senza però mai disertare la poesia, come, differentemente, aveva fatto il poeta francese. Campana, fino al suo internamento a Castel Pulci, lotterà per la sua poesia e per una vita che non era mai riuscita a donargli nulla in termini di serenità e pace; e anche la strada dell'amore, il suo incontro con Sibilla Aleramo, si trasformerà in una sconfitta.
Come scrive Carlo Bo nel saggio "La nuova poesia: Storia della letteratura italiana - il Novecento" (Garzanti, 2001):
« ... il destino così doloroso di Dino Campana risponde precisamente ad un problema sollevato dal giovane Victor Hugo, verso il 1834. La domanda di questo allora quasi sconosciuto Hugo era: "Jusqu'à quel point le chant appartient à la voix, et la poésie au poète?". Domanda di una inesauribile novità e contro cui nulla hanno potuto le innumerevoli esperienze poetiche in più di un secolo, anzi direi che rimane confermata dalle maggiori audacie degli esempi più usati: l'autorizzano Baudelaire, Rimbaud e la storia dei surrealisti. Noi sappiamo i nomi che mancano, quello di Dino Campana va fatto senza timore. »
Eugenio Montale fu tra i primi estimatori ufficiali, il più autorevole ad oggi, delle composizioni di Dino Campana, tanto da dedicargli una poesia o meglio un omaggio a chi meglio di lui aveva saputo piegare le parole fino a renderle ancora più oscure.
Sebbene i canti di Dino Campana affondino ben oltre il simbolismo francese, fatto di audaci freddi e monotoni alessandrini, direttamente nelle radici della nostra terra toscana, Campana guarda al Trecento dantesco, al Cavalcanti al Dante della commedia fino ad arrivare ai canti del Foscolo (Giacomo Leopardi ancora non era stato molto diffuso), ed è toccante l'allusione dantesca con cui Eugenio Montale chiude questa struggente lirica di stampo prettamente biografico (di Dino Campana si evitava di citare per motivi piccoli borghesi la sua vita e i suoi amori travagliati nonché il suo pacifismo antinterventista) e proprio per questo ancor più provocatoria: "fino a quando riverso a terra cadde!".


Dino Campana e l'arte

La critica ha spesso indagato e continua ad interrogarsi su quanto vi è di figurativo nell'opera del poeta di Marradi, conosciuto dall'immaginario come il poeta folle e visionario.Nel 1937 Gianfranco Contini scriveva «Campana non è un veggente o un visionario: è un visivo, che è quasi la cosa inversa». Nei Canti Orfici sussistono infatti elementi sia visivi che visionari con numerosi riferimenti alla pittura. Analizzando la funzione che questi aspetti hanno all'interno dell'opera si nota con evidenza come al lato visionario, con riferimento a Leonardo, a De Chirico e all'arte toscana, sia affiancato in perfetta coesione quello visivo che trova le sue allusioni nel futurismo.
Pasolini, che aveva riletto con molta attenzione l'opera di Campana, aveva scritto[10] «Particolarmente precisa era la sua cultura pittorica: gli apporti nella sua lingua del gusto cubista e di quello del futurismo figurativo sono impeccabili. Alcune sue brevi poesie-nature morte sono tra le più riuscite e se sono alla "manière de" lo sono con un gusto critico di alta qualità».
A proposito poi delle conoscenze leonardesche dell'autore si può leggere, in una lettera del 12 maggio 1914 scritta da Campana a Soffici da Ginevra «Ho trovato alcuni studi, purtroppo tedeschi, di psicoanalisi sessuale di Segantini, Leonardo e altri che contengono cose in Italia inaudite: potrei fargliene un riassunto per Lacerba».


La Critica

Dopo la pubblicazione dei "Canti Orfici" inizia subito la critica con tre articoli che, se pur differenti, danno origine al mito Campana: sulla rivista "La Voce" appare, verso la fine del 1914, l'articolo di Giuseppe De Robertis, sulla "Tribuna" quello di Emilio Cecchi e sulla "Riviera Ligure" quello di Giovanni Boine entrambi del 1915.


Curiosità
Il ritrovamento del manoscritto de Il più lungo giorno tra le carte di Soffici fu annunciato sul Corriere della sera del 17 giugno 1971 da Mario Luzi e ha consentito nuove forme di indagini sul complesso degli scritti campaniani.
Alla vita di Dino Campana è dedicato il romanzo La notte della cometa di Sebastiano Vassalli (1990), alla cui stesura l'autore dedicò 14 anni di ricerche e di lavoro. Si tratta di una biografia romanzata.
A cura di Sebastiano Vassalli si segnala la raccolta Dino Campana - Un po' del mio sangue (2005) che, oltre ai Canti Orfici, contiene varie poesie, un'antologia delle lettere e una cronologia della vita. Le lettere pubblicate sono riprese dal volume di Gabriel Cacho Millet, Souvenir d'un pendu, edizioni ESI, Napoli, 1985.
Alla vicenda di Campana sono stati dedicati la pièce teatrale Quasi un uomo dello scrittore argentino Gabriel Cacho Millet (curatore anche dell'epistolario di Campana dal titolo Le mie lettere sono fatte per essere bruciate) e il film di Michele Placido Un viaggio chiamato amore (2002), con Stefano Accorsi nei panni di Campana e Laura Morante in quelli della Aleramo.
Alla storia di amore fra Campana a la Aleramo è dedicata la poesia Sibilla del poeta Riccardo Savini, inclusa nella raccolta Nero oro ero (2010).

30.5.11

Fernando Pessoa








Fernando António Nogueira Pessoa è stato un poeta e scrittore portoghese.
È considerato uno dei maggiori poeti di lingua portoghese, e per il suo valore è comparato a Camões. Il critico letterario Harold Bloom lo definì, accanto a Pablo Neruda, il poeta più rappresentativo del XX secolo.
Avendo vissuto la maggior parte della sua giovinezza in Sudafrica, la lingua inglese giocò un ruolo fondamentale nella sua vita, tanto che traduceva, lavorava, scriveva, studiava e perfino pensava in inglese. Visse una vita discreta, trovando espressione nel giornalismo, nella pubblicità, nel commercio e, principalmente, nella letteratura, in cui si scompose in varie altre personalità, note come eteronimi. La sua figura enigmatica interessa gran parte degli studi sulla sua vita e opera, oltre ad essere il maggior autore della eteronomia.
Morì a causa di problemi epatici all'età di 47 anni nella stessa città dov'era nato. L'ultima frase che scrisse fu in inglese "I know not what tomorrow will bring... ", e si riportano come le sue ultime parole (essendo molto miope) "De-me os meus òculos!" (Datemi i miei occhiali).


« Se depois de eu morrer, quiserem escrever a minha biografia,
Não há nada mais simples.Tem só duas datas - a da minha nascença e a da minha morte.Entre uma e outra todos os dias são meus. »
(IT)
« Se dopo la mia morte volessero scrivere la mia biografia,
non c'è niente di più semplice.Ci sono solo due date – quella della mia nascita e quella della mia morte.Tutti i giorni fra l'una e l'altra sono miei. »

(Fernando Pessoa/Alberto Caeiro, Poemas Inconjuntos. Scritto nel 1913-15; pubblicato in Atena numero 5, febbraio 1925)

La giovinezza a Durban
Alle 15.20 del 13 giugno 1888 nasceva a Lisbona Fernando Pessoa. Il parto avvenne al quarto piano a sinistra del numero 4 del Largo de São Carlos, davanti all'Opera di Lisbona, il Teatro Nacional de São Carlos.
Suo padre era il funzionario pubblico del Ministero della Giustizia e critico musicale del «Diário de Notícias» Joaquim de Seabra Pessoa, di Lisbona; sua madre Maria Magdalena Pinheiro Nogueira, originaria della Ilha Terceira nelle Azzorre. Con loro vivevano anche la nonna Dionisia, malata mentale, e due zie non sposate, Joana ed Emilia.
Venne battezzato il 12 luglio nella Chiesa dei Martiri del quartiere del Chiado. I padrini furono sua zia materna Ana Luísa Pinheiro Nogueira e il Generale Chaby. Il nome Fernando Antonio è collegato a Sant'Antonio di Padova, da cui la sua famiglia reclamava una discendenza genealogica. Il nome di battesimo del Santo era infatti Fernando Bulhões, e il giorno a lui consacrato a Lisbona era il 13 giugno, lo stesso della nascita di Pessoa.
La sua infanzia e adolescenza vennero marcate da fatti che lo avrebbero influenzato in seguito. Cinque anni dopo il padre morì, a soli 43 anni, vittima della tubercolosi. Lasciò la moglie, il piccolo Fernando e suo fratello Jorge, che non avrebbe raggiunto l'anno di vita. La madre fu costretta a vendere parte della mobilia e a trasferirsi in una abitazione più modesta, al terzo piano di Rua de São Marçal n. 104. È in questo periodo che nasce il suo primo pseudonimo, Chevalier de Pas. Lui stesso rivelò questo fatto a Adolfo Casais Monteiro in una lettera del 13 gennaio 1935, in cui parla diffusamente dell'origine degli eteronomi.
« [...] Ricordo, così, quello che mi sembra sia stato il mio primo eteronimo o, meglio, il mio primo conoscente inesistente: un certo Chevalier de Pas di quando avevo sei anni, attraverso il quale scrivevo lettere a me stesso, e la cui figura, non del tutto vaga, ancora colpisce quella parte del mio affetto che confina con la nostalgia." »
Nello stesso anno scrive il suo primo poema, un'epigrafe infantile dedicata "Alla mia amata mamma".
Nel 1895 sua madre si risposa per procura con il Comandante João Miguel Rosa, console del Portogallo a Durban (Sudafrica), che aveva conosciuto un anno prima. In Africa Pessoa dimostrerà presto di possedere abilità letterarie.
A seguito del matrimonio si trasferisce con la madre e un prozio, Manuel Gualdino da Cunha, per Durban, dove passa la maggior parte della sua giovinezza. Viaggiano con la nave "Funchal" fino a Madera, e poi si imbarcano nel vascello inglese "Hawarden Castle" fino al Capo di Buona Speranza.
Dovendo dividere le attenzioni della madre con la prole del nuovo matrimonio e con il patrigno, Pessoa si isola, propiziandosi così momenti di intensa riflessione. A Durban riceve una educazione di stampo britannico, con un profondo contatto con la lingua inglese. I suoi primi testi e studi saranno infatti in inglese. Mantiene il contatto con la letteratura inglese con autori come Shakespeare, Edgar Allan Poe, John Milton, Lord Byron, John Keats, Percy Shelley, Alfred Tennyson, solo per citarne alcuni. L'inglese giocò un ruolo importante nella sua vita, sia per il lavoro (divenne infatti corrispondente commerciale a Lisbona), che per alcuni dei suoi scritti, che per traduzioni di opere quali "Annabel Lee" e "Il Corvo" di Edgar Allan Poe. Con l'eccezione del libro Mensagem, gli unici lavori pubblicati in vita saranno le due raccolte delle sue poesie in inglese: Antinous and 35 Sonnets e English Poems I - II e III, scritti fra il 1918 e il 1921.
Frequenta le scuole primarie nell'istituto dei frati irlandesi di West Street, dove riceve anche la prima comunione e riesce a concentrare 5 anni in soli 3. Nel 1899 entra nella Durban High School, dove resterà per tre anni e sarà uno dei primi alunni della classe. Nello stesso anno crea lo pseudonimo di Alexander Search, con cui si auto-invia delle lettere. Nel 1901 è promosso con distinzione nel primo esame della Cape School High Examination, e scrive le prime poesie in inglese. Nello stesso periodo muore sua sorella di due anni Madalena Henriqueta. Nelle vacanze parte con la famiglia per il Portogallo. Sulla stessa nave con la quale viaggiano si trova anche la salma della sorella defunta. A Lisbona abita con la famiglia nella zona di Pedrouços, poi nella Avenida de D. Carlos I, n. 109. Nella capitale portoghese nasce João Maria, quarto figlio del secondo matrimonio della madre. Con il patrigno, la madre e i fratelli compie un viaggio alla Ilha Terceira, nelle Azzorre, dove abita la famiglia materna. Si recano anche a Tavira per visitare i parenti del padre. In questo periodo scrive la poesia Quando ela passa.
Pessoa resta a Lisbona quando la famiglia rientra a Durban. Torna in Africa da solo con il vapore "Herzog". È il periodo in cui tenta di scrivere romanzi in inglese, e si iscrive alla Commercial School. Lì studierà la notte, perché durante il giorno si occupa di discipline umanistiche. Nel 1903 si candida all'Università del Capo di Buona Speranza. Nella prova di esame per l'ammissione non ottiene un buon punteggio, ma riceve il voto più alto fra 899 candidati nel saggio stilistico di inglese. Per questo riceve il Queen Victoria Memorial Prize.
Un anno dopo rientra alla Durban High School dove frequenta l'equivalente di un primo anno universitario. Approfondisce la sua cultura, leggendo classici inglesi e latini; scrive poesia e prosa in inglese, e nascono gli eteronimi Charles Robert Anon e H. M. F. Lecher; nasce sua sorella Maria Clara e pubblica nel giornale del liceo un saggio critico intitolato Macaulay. Infine, chiude i suoi ben avviati studi sudafricani raggiungendo all'università il «Intermediate Examination in Arts», con buoni risultati.

Rientro definitivo in Portogallo e inizio della carriera
Lasciando la famiglia a Durban rientra definitivamente nella capitale portoghese da solo nel 1905, dove abita presso una zia. La madre e il patrigno tornano a loro volta, e Pessoa si trasferisce a vivere con loro. Continua la produzione di poesie in inglese, e nel 1906 si immatricola nel corso superiore di lettere dell'Università di Lisbona, che però abbandona senza neanche completare il primo anno. È in questo periodo che entra in contatto con importanti scrittori della letteratura portoghese. Si interessa all'opera di Cesário Verde e ai sermoni di Padre Antônio Vieira. I suoi rientrano a Durban, e Fernando inizia a vivere con la nonna, che muore poco dopo, lasciandogli una piccola eredità. Passa quindi a dedicarsi alla traduzione di corrispondenza commerciale, un lavoro che viene normalmente definito "corrispondente estero". Sarà il suo lavoro per tutta la vita, con una modesta vita pubblica.
Pessoa viene ricoverato il 29 novembre 1935 nell'ospedale di Luís dos Franceses, vittima di una crisi epatica; si tratta chiaramente di cirrosi epatica, causata dall'abuso di alcool di tutta una vita. A titolo di curiosità, si riporta che fosse molto fedele alla marca di brandy "Águia Real". Il 30 novembre muore all'età di 47 anni. Negli ultimi momenti della sua vita chiede i suoi occhiali e invoca gli eteronimi. La sua ultima frase scritta è nella lingua in cui fu educato, l'inglese: I know not what tomorrow will bring (Non so cosa porterà il domani).

Eredità
Si può dire che la vita del poeta fu dedicata a creare, e che con questa creazione, creò altre vite attraverso i suoi eteronimi. Questo è stata la sua principale caratteristica, e il motivo di interesse per la sua persona, apparentemente così pacata. Alcuni critici si chiedono se Pessoa abbia realmente fatto trasparire il suo "io" reale, o se questo non fosse un altro prodotto della sua fertile creatività. Quando tratta temi soggettivi e quando usa l'eteronimia, Pessoa diviene enigmatico fino all'estremo. Questo particolare aspetto è quello che muove gran parte delle ricerche sulla sua opera. Il poeta e critico brasiliano Frederico Barbosa dichiara che Fernando Pessoa fu «l'enigma in persona» (il sottile gioco di parole non viene reso nella traduzione, perché in portoghese "pessoa" significa "persona"). Scrisse da sempre, partendo dal primo poema all'età di 7 anni fino al letto di morte. Aveva a cuore l'intelletto dell'uomo, giungendo a dire che la sua vita era stata una costante divulgazione della lingua portoghese; nelle parole del poeta riportate per bocca dell'eteronimo Bernardo Soares «la mia patria è la lingua portoghese». Oppure, attraverso un poema:
« Ho il dovere di chiudermi in casa nel mio spirito e lavorarequanto io possa e in tutto ciò che io posso, per il progressodella civiltà e l'allargamento della conoscenza dell'umanità »
Come Pompeo, che disse che «navigare è necessario, vivere non è necessario», Pessoa dice nel poema Navegar é Preciso che «vivere non è necessario; quel che è necessario è creare».
Su Pessoa il poeta messicano premio Nobel per la letteratura Octavio Paz dice che «il poeta non ha biografia: la sua opera è la sua biografia», e inoltre che «niente nella sua vita è sorprendente – nulla, eccetto i suoi poemi». Il critico letterario statunitense Harold Bloom lo considerò il poeta più rappresentativo del XX secolo assieme al cileno Pablo Neruda.
In occasione del cinquantenario della morte il suo corpo è stato traslato, come un eroe nazionale, nel Monastero dei Jerónimos a Lisbona, vicino ai cenotafi di Camões e di Vasco da Gama.

Pessoa e l'occultismo
Fernado Pessoa possedeva legami con l'occultismo e il misticismo, con la massoneria e con i rosacroce (benché non si conosca alcuna affiliazione concreta in una loggia o fraternità di queste organizzazioni), e difese pubblicamente le organizzazioni iniziatiche sul quotidiano "Diario di Lisbona" del 4 febbraio 1935 contro gli attacchi della dittatura del "Nuovo Stato". Il suo poema ermetico più noto e apprezzato nei circoli esoterici si intitola "No Túmulo de Christian Rosenkreutz". Aveva l'abitudine di richiedere consultazioni astrologiche, grazie anche alla certezza della sua data e ora di nascita.
Una volta, leggendo una pubblicazione del famoso occultista inglese Aleister Crowley, Pessoa vi trovò alcuni errori, e scrisse all'autore perché li correggesse. Crowley fu impressionato dalle conoscenze di Pessoa e, amando molto viaggiare, arrivò fino in Portogallo per incontrarlo. Con lui vi era una giovanissima artista tedesca, Hanni Jaeger, che in seguito corrispose anche con Pessoa. L'incontro fu cordiale, e terminò con il famoso affaire della "Boca do Inferno", nel quale Crowley inscenò con l'aiuto di Pessoa il suo finto suicidio.


3.5.11

Jack Kerouac







Jean-Louis Lebris de Kerouac, noto come Jack Kerouac, è stato un poeta e scrittore statunitense.
Considerato uno dei maggiori e più importanti scrittori americani del secolo, nonché "papa dei beatnik", il suo stile ritmato e immediato, chiamato dallo stesso Kerouac "prosa spontanea", ha ispirato numerosi artisti e scrittori, come il cantautore americano Bob Dylan. Le opere più conosciute sono I sotterranei, Sulla strada, considerata il manifesto beat generation, I vagabondi del Dharma e Big Sur che narrano dei suoi viaggi attraverso gli Stati Uniti.
Jack Kerouac passò la maggior parte della sua vita diviso tra i grandi spazi dell'America settentrionale e centrale e l'appartamento della madre a Lowell in Massachussets. Questo paradosso è emblematico; rispetto ai cambiamenti rapidi della sua epoca, provò grandi difficoltà nel trovare il suo posto al mondo, e ciò lo portò a rifiutare i valori tradizionali degli anni cinquanta, oltre che a contribuire alla nascita del movimento dei beatnik. I suoi scritti, di fatto, riflettono questa volontà di liberarsi dalle soffocanti convenzioni sociali del tempo e dare un senso alla sua esistenza, un senso da lui cercato nelle droghe (come la marijuana e la benzedrina), nell'alcol e nella religione, oltre che nei suoi frenetici viaggi.
Un poeta Jazz, come si definì, Kerouac esalta i benefici dell'amore (la passione carnale è per lui la porta del Paradiso) e proclama l'inutilità del militarismo. Jack Kerouac e i suoi scritti sono considerati precursori dello stile di vita della gioventù degli anni sessanta, quello della Beat Generation, che scosse la società americana nelle sue certezze ed ispirò direttamente i movimenti pacifisti e quelli del Maggio 1968.

Jean-Louis Kerouac (soprannominato Ti Jean) nacque da genitori franco-canadesi nella città industriale di Lowell, Massachussets. Suo padre, Leo Keroack (1889-1946) (modificò il suo nome in "Kerouac" al suo arrivo negli Stati Uniti), era imparentato con Conrad Kirouac, scrittore e botanico, mentre la madre, Gabrielle-Ange Lévesque (1895-1972), chiamata "Mémère" dallo scrittore, era cugina del primo ministro del Québec dal 1976 al 1985, René Lévesque. I suoi genitori si sposarono nel mese di Ottobre 1915. La sua infanzia, come egli stesso scrisse, fu serena malgrado la morte prematura del fratello maggiore Gerard, avvenuta nel 1926, quando egli aveva soltanto quattro anni, lo avesse colpito fortemente.
« Ho avuto una bellissima fanciullezza, mio padre era un tipografo a Lowell, Mass., trascorsa correndo giorno e notte per i campi e lungo le banchine del fiume »
Nel 1928 inizia a frequentare la scuola parrocchiale di St. Louis de France, dove l'insegnamento è in lingua francese e permeato di religiosità cattolica. Attraverso l'attività di suo padre, Kerouac viene introdotto alle attività culturali della città. Assiste a diversi film al cinema locale e diventa amico di un dipendente del suo padre, Armand Gautier, che gli insegna la disciplina del braccio di ferro, in cui eccellerà per tutta la vita, e acquisisce familiarità con la macchina da scrivere. Infatti, Kerouac scriveva rapidamente, spesso completando interi capitoli in una sola seduta; il manoscritto di On the Road, scritto su un unico rotolo di carta, dimostra questa capacità.
Nel 1932, in seguito al trasferimento nella zona di Pawtucketville, viene iscritto alla Barlett Junior High School. Il giovane Kerouac ha difficoltà a comunicare in inglese e gli ci vogliono diversi anni per diventare perfettamente bilingue; qui conosce Sebastian "Sammy" Sampas, con cui stringerà una profonda amicizia. Durante questo periodo perde il suo soprannome di "Ti Jean" per il nome più americano di "Jack"; tuttavia, in famiglia, Kerouac parla ancora francese. Jack dispone di una grande memoria, ma è anche molto bravo negli sport, il baseball e la corsa sopra tutti. Il suo insegnante di inglese lo definisce "brillante" e a 11 anni Kerouac scrive il suo primo romanzo, The cop on the beat. Gli affari del padre, però, vanno male ed egli inizierà a bere e a darsi al gioco d'azzardo. Così, a 14 anni, dopo il matrimonio della sorella (che litiga con la madre per la sua scelta di lasciare il nucleo familiare tanto presto), si ritrova solo a casa.
Le esperienze dell'infanzia e della prima adolescenza, insieme ai giochi che intrattenava con gli amici, saranno al centro di una successiva opera, il "Dottor Sax": la figura del Dottor Sax fu modellata da Kerouac su quella dell'Ombra, protagonista di un programma radiofonico settimanale. Nel 1939 si diploma alla "Lowell High School" e in questo anno intreccia una relazione amorosa, che non oltrepassa i confini di una casta infatuazione, con Mary Carney: questa relazione amorosa verrà rievocata in "Maggie Cassidy".

Gli incontri e le prime esperienze

Tra il 1939 e il 1940 frequentò la Horace Mann Preparatory School a New York: l'anno propedeutico trascorso alla "Horace Mann" sancisce il punto più alto delle versatili potenzialità di Kerouac, sia in campo letterario che sportivo. Ebbe la possibilità di visitare la città e di frequentare locali di artisti, nei quali conosce alcune delle persone più importanti della sua vita, come Henri Cru e Frankie Edith Parker, sua prima moglie. Nel 1940 si immatricolò alla Columbia University grazie a una borsa di studio ottenuta per meriti atletici. Un infortunio a una gamba lo esenta dagli allenamenti: il tempo così guadagnato lo trascorre visitando i locali jazz, i musei, i cinema, i teatri, e tutte le seduzioni che la vita di Times Square e di Harlem sono in grado di offrire. Abbandonato il football continuò la sua autoformazione: oltre a Saroyan ed Hemingway compaiono, tra le letture di Kerouac, Dos Passos, Joyce, Dostoevskij e, soprattutto, Thomas Wolfe. In seguito all'entrata in guerra degli Stati Uniti, Kerouac si arruola nella marina e nel 1942 si imbarca come sguattero su una nave mercantile con destinazione la Groenlandia. Tornato a New York riprende a frequentare la Columbia e soprattutto gli ambienti del Greenwich Village, frequentato da artisti, ribelli e bohémien, dove conduce la vita degli hipsters e dei beat, intrecciando una relazione amorosa con "Edie" Parker. Convocato a Newport per l'arruolamento, Jack entra in conflitto con le regole e la disciplina richieste nell'esercito, che gli fanno guadagnare una visita psichiatrica il cui responso è schizofrenia.

La Beat Generation

Il 1944 è l'anno cruciale nel quale incontrò Lucien Carr, che gli farà conoscere William Burroughs e Allen Ginsberg, con i quali darà vita al nucleo orginario della beat generation. Una mattina Lucien Carr uccide un suo amante e Kerouac viene arrestato come testimone. Il padre si rifiuta di pagare la cauzione e la famiglia di Edith si offre di coprire queste spese, a patto che Jack sposi la ragazza. Continua la conoscenza di artisti o aspiranti tali che lo iniziano alla droga, benzedrina in primo luogo. Ma l'incontro più importante per la sua vita lo ebbe nel 1946, quando conobbe Neal Cassady, un giovane che aveva fatto l'esperienza del riformatorio e aveva interessi letterari, che divenne per Kerouac il simbolo della vera emarginazione e fonte di ispirazione letteraria.

Sulla strada

Deciso a raggiungere il nuovo amico a Denver, Jack intraprende il primo viaggio attraverso il Nord America, viaggio che costituì la prima parte di Sulla strada. A Denver rintraccia tutti i suoi amici, eccetto Neal, impegnato a corteggiare la bella Carolyn Robison. Intanto, dopo nuove amicizie nell'area newyorkese, tra cui quella con John Clellon Holmes, che nel suo romanzo "Go!" farà propria l'espressione "beat generation", Jack Kerouac esordisce come scrittore nel 1946-48 con il romanzo La città e la metropoli ("The Town and the City"), che sarebbe stato pubblicato solo nel 1950 e che ricalcava lo stile dello scrittore americano Thomas Wolfe. Fu un immediato successo, ma pochi credevano nella sua effettiva permanenza nella sfera della letteratura statunitense.
Ritornato a New York in seguito ad un nuovo viaggio verso ovest, Jack conosce Joan Haverty, che sposerà nel 1950. Tra gennaio e aprile del 1951 lesse il manoscritto Junkie di Burroughs e Go! di Holmes; in aprile completò Sulla strada in sole tre settimane; in ottobre elaborò il suo metodo di scrittura che definiva "prosa spontanea" e cominciò a riscrivere Sulla strada e il romanzo sperimentale Visioni di Cody.
« Stan parlava e parlava; Dean gli aveva dato la carica la sera prima e adesso non voleva saperne di fermarsi »
(On the road)
Sulla strada (On The Road) tratta del suo incontro con Neal Cassady e di quella che lui stesso definì la mia vita sulla strada alla maniera degli hobo. Questo romanzo, pubblicato solo nel 1957, fu classicamente definito il manifesto della beat generation, ovvero quel movimento culturale americano che gravitava attorno ad autori come Allen Ginsberg, William Burroughs, Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti, Gary Snyder, Michael McClure, Charles Olson e ovviamente Jack Kerouac, che influenzò profondamente la società del tempo.
Intanto il secondo matrimonio già cola a picco a causa delle continue relazioni sessuali di Jack. La moglie, rimasta incinta, nonostante il parere contrario del marito, porta avanti la gravidanza. Il 16 febbraio 1952 ad Albany nasce la figlia Janet Michelle Kerouac, che avrà vita difficile e morirà, nel 1996, a quarantaquattro anni per abuso di sostanze stupefacenti.
Raggiunto Burroughs a Città del Messico, dove passa il Natale, Kerouac ritorna a San Francisco dove incontra Alene Lee, tipico esemplare del mondo underground, del mondo dei "sotterranei". Da questa esperienza amorosa nasce il romanzo "I sotterranei" scritto in sole settandue ore. Il romanzo, basato sulla scrittura spontanea, spinge Kerouac ad enunciare le caratteristiche della sola, possibile letteratura del futuro. Per riprendersi dalla rottura dell'ennesima relazione, Kerouac inizia a studiare il Buddhismo. A San Francisco, invece, inizia a scrivere un'opera poetica che diventerà "San Francisco Blues": in ottanta "chorus" Jack descrive la variegata umanità di San Francisco.
Nel 1955 a Città del Messico intreccia una nuova relazione con Esperanza Villanueva, vedova del fornitore di Burroughs, eroinomane e prostituta, che sarà la protagonista del romanzo "Tristessa". Continua a scrivere poesie e influenzato sia dal be-bop che dal buddhismo scrive "Mexico City Blues", la sua opera poetica più conosciuta: ricordi di infanzia si mescolano alle esperienze di viaggio e di droga; il mito dell'Oriente si affianca alla commemorazione di Charlie Parker; nichilistiche pulsioni suicide si alternano a rassicuranti visioni religiose.
Il 1955 è l'anno di grazia per il movimento della beat generation. Il 7 ottobre, in una ex officina ribattezzata Six Gallery, Kerouac assiste alla storica serata di lettura di poesia: protagonista indiscusso della serata è Allen Ginsberg che legge, per la prima volta, il suo capolavoro poetico, "Urlo". Nello stesso anno Kerouac, conosciuto il poeta Gary Snyder, vive una piacevole esperienza di eremitaggio: Snyder, infatti, lo invita alla scalata del picco del Matterhorn della Sierra Nevada. L'escursione lo entusiasma così tanto che decide di farne lo spunto principale per una nuova opera, i "Vagabondi del Dharma". Inoltre Snyder lo inizia alla poesia giapponese degli haiku: nel 2003 uscirà "Il libro degli haiku".
All'inizio del 1956 Jack aveva fatto richiesta per entrare nel corpo delle guardie forestali delle Cascades e dunque giunge a proposito la richiesta di presentarsi per l'addestramento presso il Picco della Desolazione. L'immensa solitudine di questo luogo non gli dà la serenità sperata, anzi lo atterrisce, portandolo alla decisione di ritornare in città a San Francisco, dove riprende a vivere la sua solita vita. Tiene comunque un diario che gli servirà da eleborazione per la prima parte di "Angeli della Desolazione". Quindi si trasferisce a casa di Neal e da qui a Città del Messico dove è di nuovo preso in un vortice di droga e sesso. Il capolavoro poetico di Ginsberg ha acceso l'attenzione della stampa sul movimento della beat generation: tornato a New York insieme ad Allen, Jack scopre di essere diventato famoso. La fama tanto attesa è finalmente arrivata.
Jack si dirige da New York a Tangeri, dove vive Burroughs, tentando di trovare una nuova tranquillità. Qui aiuta l'amico nella stesura del romanzo "Pasto nudo". Raggiunto da Allen e dall'amante di questi, Peter Orlovsky, Jack decide di andare a Parigi dove incontra Gregory Corso e spende tutti i suoi guadagni nell'alcool. Ritornato a New York si trasferisce nuovamente a San Francisco. Nel 1957 Sulla strada fu pubblicato dalla Viking Press di New York; il romanzo fu un successo. Sulla strada è la testimonianza beat per eccellenza. Lo stile è quello del grande romanzo americano: ricche descrizioni, visioni di paesaggi desolati e senso di libertà del viaggio. Elementi che per molti critici ricordavano Mark Twain e che contribuirono a mitizzare Kerouac nei suoi personaggi.Tuttavia Sulla Strada inizia a "purificarsi" dalle regole grammaticali e sintattiche tradizionali, dando, a tratti, il via a quella che sarà la prosa spontanea. Nonostante il successo del romanzo Jack stentava a ritrovare la felicità perduta: la sua sete di rivincita non poteva placarsi così facilmente. Inoltre Kerouac era consapevole che non tutti i critici sarebbero stati altrettanto favorevoli. Infatti il breve idillio creatosi con la stampa si ruppe definitivamente allorquando Kerouac iniziò a pubblicare tutti i suoi lavori: eccetto i "Vagabondi del Dharma", il resto delle opere di Kerouac conobbe un coro di stroncature. In questa situazione difficile il ricorso all'alcool diventava sempre più sistematico.
In aiuto di Kerouac arrivò Ferlinghetti che gli offrì l'uso di un suo capanno a Big Sur. Kerouac arriva dall'amico in gran segreto per evitare i clamori con cui la celebrità lo tortura. Ma ben presto se ne pente e va al Vesuvio, noto ristorante, dove fa bisboccia per due giorni di fila, lasciando Ferlinghetti allibito. Arrivato a Big Sur, Kerouac sprofonda nella desolazione più assoluta: ascoltando i suoni del mare scrive il lungo poema "Mare. Suoni dell'Oceano Pacifico a Big Sur". Nel tentativo di non ripetere l'esperienza disastrosa del Picco della Desolazione ritorna a San Francisco dove incontra, nuovamente, Neal e Carolyn. Insieme ad un gruppo di amici Kerouac trascorre giornate di baldoria a Big Sur, dove l'ultima notte ha una visione della croce di Cristo e un tracollo nervoso. Dopo la tragica esperienza, dalla quale sarebbe nato "Big Sur", lo scrittore ritorna a casa della madre a New York, dove si abbandona sempre più agli alcolici.

Gli ultimi anni e la fine

« Ce n'è ancora, di strada »
(Big Sur)
Da New York Kerouac e la madre si trasfericono vicino ad Orlando. Il clima familiare, ormai, non è più sereno: la madre, abbandonatasi anch'essa agli eccessi alcolici, non fa altro che criticare Jack, rinfacciandogli tutto quello che ha fatto, e paragonandolo al fratello Gerard. In questo clima Kerouac scrive "Visioni di Gerard", la definitiva mitizzazione del fratello, considerato alla stregua di un martire cristiano. Dopo aver completato "Angeli di Desolazione" a Città del Messico e dopo aver perso conoscenza dopo due settimane di ubriachezza, Jack decide di tornare a Lowell, dove incontra Stella Sampas, sorella di un suo amico di infanzia, che decide di prendersi cura di Jack, diventando la sua terza moglie.
La vita di Kerouac sprofonda sempre più. La Grove Press paga le spese di una trasferta in Francia, sperando che in questo modo l'autore trovi nuovi stimoli narrativi. Nulla va come previsto: Jack vagabonda per Parigi cercando conforto nelle prostitute e nelle immancabili bottiglie. Da questa nuova, tragica esperienza, nascerà "Satori a Parigi". Ritornato a New York, Jack e la madre si trasferiscono nuovamente. Gabrielle viene colpita da un ictus che le paralizza il lato sinistro del corpo a causa del frequente abuso di alcolici a cui si è abbandonata.
La casa editrice Mondadori lo invita in Italia per fare pubblicità alla collana della "Medusa". Il 27 settembre 1966 sbarca in Italia in preda alle sue ossessioni da ubriaco e viene intervistato da Fernanda Pivano che, però, non riconosce più l'autore che aveva dato voce ad un'intera generazione. In seguito tiene una serie di conferenze in alcune città italiane, facendosi accompagnare dal cantautore Gian Pieretti, terminate a Napoli dove Jack, ubriaco, difende l'intervento americano nel Vietnam e viene subissato dai fischi.
Nel 1967 Kerouac incomincia a scrivere l'ennesimo romanzo, "Vanità di Duluoz", incentrato sul periodo fra Lowell e la Columbia. Il romanzo esce nel febbraio del 1968. Ma una nuova tragedia incombe su Kerouac: il 4 febbraio il suo amico Neal Cassidy fu trovato morto assiderato nei binari di una ferrovia fuori San Miguel de Allende (Messico): aveva preso barbiturici per calmare i sintomi dell'astinenza da anfetamine. Per tirarlo fuori dalla depressione i cognati Nick e Tracy lo portano in Europa, tra Lisbona, Madrid, Stoccarda e Ginevra: l'esperienza è disastrosa in quanto Kerouac non fa altro che ubriacarsi e andare a prostitute.
Trasferitisi nuovamente in Florida, a St.Petersburg, Kerouac continua la sua discesa verso l'oblio: è sempre più frequente vederlo partecipare alle classiche risse da bar in cui si è alzato troppo il gomito. La mattina del 20 ottobre 1969 si sveglia alle quattro del mattino in seguito all'ennesima sbornia. Verso mezzogiorno ha forti dolori addominali e vomita sangue: il fegato ha ceduto. Portato in ospedale e sottoposto a ventisei trasfusioni, muore alle cinque e mezzo del mattino del 21 ottobre, a quarantasette anni.
La città di San Francisco ha deciso d'intitolare allo scrittore una piccola strada (Jack Kerouac Alley) che da Chinatown porta a Colombus Street.
« Come è strano essere lontani da casa quando la distanza è un intero continente e non sai neanche più dove sia la casa tua e la casa che ti resta è quella che hai in testa »
(da una lettera scritta a Neal Cassady)

Le opere e lo stile

« La mia opera forma un unico grosso libro come quella di Proust, soltanto che i miei ricordi sono scritti di volta in volta. A causa delle obiezioni dei miei primi editori non ho potuto servirmi degli stessi nomi di persona in ogni libro. [...] non sono che capitoli dell'intera opera ch'io chiamo La Leggenda di Duluoz [...] veduta attraverso gli occhi del povero Ti Jean (io), altrimenti noto come Jack Duluoz [...] »
(Jack Kerouac, 1962)
Questa frase pubblicata da Kerouac all'inizio del romanzo "Big Sur" testimonia che l'opera di Kerouac è essenzialmente autobiografica. Il successo di romanzi quali "Sulla Strada" o i "Vagabondi del Dharma" spesso, infatti, fa dimenticare al lettore che Kerouac considerava i propri libri quali frammenti di un'unica leggendaria vita, la "Leggenda di Duluoz", l'ennesimo tentativo, da parte degli scrittori americani, di cimentarsi con il "grande romanzo americano".
Già fin dal suo primo romanzo, "Orfeo Emerso", rimasto inedito fino al 2003, scritto a soli ventitré anni, vengono presentati i temi centrali dell'intera opera kerouackiana: gli amori, i conflitti di un gruppo di amici, la ricerca della verità attraverso l'arte in tutte le sue forme. Con il suo romanzo più famoso, "Sulla strada", il tema del viaggio, quale metafora della libertà, entra a far parte della narrativa di Kerouac. Si tratta di un tema non estraneo alla letteratura americana: già Jack London, uno degli autori che più ha influenzato Kerouac, scrisse un romanzo "on the road". Il viaggio si collega alla fuga, al tentativo di isolarsi e di scoprire la verità nella solitudine: è questo il periodo religioso di Kerouac, testimoniato dai "Vagabondi del Dharma", dalle sue opere poetiche quali, oltre al già citato "Mexico City Blues", "La scrittura dell'eternità dorata", e da "Angeli di desolazione". Tuttavia si tratta di una fuga inutile, testimoniata dall'immensa tristezza di romanzi come "Big Sur" e "Satori a Parigi". Una fuga che non ha via di uscita se non la morte dell'autore. Ma forse il tema che più di ogni altro è centrale nell'opera kerouackiana è quello dell'oscillazione tra la città e la metropoli, tra una vita tranquilla, in un ambiente sereno e familiare, e una vita vissuta tra esperienze non sempre glorificanti. Dopo aver scelto per molti anni la city, Kerouac deciderà di tornare sui propri passi, di tornare nella town, nella sua città, nella sua cara Lowell, alla ricerca di un tempo perduto: questa ricerca, testimoniata dal tentativo di rivivere le immagini della felice infanzia, attraverso la scrittura di nuovi romanzi, risulta, però, vana e si conclude con una nuova sconfitta per Kerouac. Attraverso le opere di Kerouac è possibile seguire il suo percorso biografico ed intellettuale.
Dal punto di vista stilistico l'opera di Kerouac rappresenta un'importante novità nel panorama della letteratura internazionale. Egli lascia, infatti, un nuovo stile, del tutto innovativo: la prosa spontanea. Questo stile, senza regole apparenti, segue dei principi fondamentali dettati dallo stesso Kerouac e che prevedono libertà mentale da cui far scaturire poi quella lessicale come dirà in The Essentials of Spontaneous Prose: "Prima soddisfa te stesso, e poi al lettore non mancherà lo choc telepatico e la corrispondenza significante perché nella tua e nella sua mente operano le stesse leggi psicologiche".
Per il contenuto delle sue storie e il suo modo di scrivere, peraltro fortemente apprezzato da Henry Miller, Kerouac rimarrà il padre dei beatniks fino verso gli anni ottanta, periodo nel quale si decide di cominciare a contestualizzare l'autore in una logica più ampia delle letteratura americana e di analizzare senza preconcetti la sua proposta stilistica.
Oggi si ritiene che il suo contributo letterario, oltre che sociale, sia assai più profondo e qualitativo rispetto ai giudizi che inizialmente l'avevano emarginato in una guglia della controcultura americana.

Bibliografia