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6.7.11

Luigi Proietti





detto Gigi è un attore, regista, cantante, doppiatore e direttore del doppiaggio italiano.
Protagonista di molti film e di numerose fiction televisive di successo, personalità tra le più complete e valide dello spettacolo italiano, è considerato da molti l'erede artistico di Ettore Petrolini.
Come attore teatrale è particolarmente apprezzato per le sue doti di affabulatore e trasformista.
Figlio di Romano Proietti, di Porchiano del Monte, e della casalinga Giovanna Ceci, di San Clemente di Leonessa, dopo aver conseguito il diploma di maturità classica presso il liceo "Augusto" di Roma, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza dell'Università La Sapienza, che abbandonerà a sei esami dalla laurea. Appassionato di musica sin da bambino, suona la chitarra, il pianoforte, la fisarmonica e il contrabbasso, e nel tempo libero inizia ad esibirsi come cantante nelle feste studentesche, nei bar all'aperto, e, più avanti, nei night-club più celebri della capitale.

Attore nel teatro sperimentale

Nello stesso momento inizia a frequentare il corso di mimica del Centro Universitario Teatrale tenuto da Giancarlo Cobelli, il quale nota subito le sue qualità di musicista e lo scrittura per uno spettacolo d'avanguardia da lui diretto, Can Can degli italiani (1963), composto da famosi scrittori quali Ercole Patti e Luigi Malerba, dove mette in musica un aforisma di Ennio Flaiano, Oh come è bello sentirsi....
A partire dal 1964 ricopre ruoli di contorno sul palcoscenico con il Gruppo Sperimentale 101 sotto la direzione di Antonio Calenda, dallo stesso Cobelli e anche con Andrea Camilleri, non ancora diventato celebre come scrittore. Il suo primo ruolo lo recita all'aperto, travestito da upupa, nella rappresentazione de Gli uccelli di Aristofane (1964) diretto da Giuseppe Di Martino. Dal 1968 ottiene ruoli da protagonista in diversi spettacoli messi in scena dal Teatro Stabile de L'Aquila, tra cui Il dio Kurt di Alberto Moravia e Operetta di Witold Gombrowicz.

Successo nella commedia musicale

Il primo, inaspettato successo arriva nel 1970, quando viene improvvisamente chiamato a sostituire Domenico Modugno, ufficialmente a causa di un incidente capitatogli (ma ufficiosamente, sembra, a causa di dissapori con l'autore e co-protagonista della commedia, Renato Rascel) nella parte di Ademar nella commedia musicale di Garinei e Giovannini Alleluja brava gente.

Trionfo negli One-Man-Show

Dopo aver recitato nel 1974 il ruolo di Neri Chiaramantesi nel dramma di Sem Benelli La cena delle beffe, accanto a Carmelo Bene e Vittorio Gassman, nel 1976 stringe un proficuo sodalizio con lo scrittore Roberto Lerici, insieme al quale scrive e dirige i suoi spettacoli, rimasti nella storia, A me gli occhi, please (1976), riportato in scena nel 1993, 1996 e nel 2000, in una memorabile performance allo Stadio Olimpico della sua città natale, oltre a Come mi piace (1983), Leggero leggero (1991) e, per la televisione, Attore, amore mio (1982) e Io, a modo mio (1985).
In questi spettacoli Proietti, totalmente privo di guida registica, ha modo di scatenare la sua verve attoriale come monologhista, cantante, imitatore, ballerino, in estenuanti tour de force che ottengono un dirompente successo di pubblico; dalle 6 serate inizialmente previste si superano agevolmente le 300, con oltre 2000 spettatori di media a riempire i teatri tenda ed i palasport di tutta l'Italia, ammirato e stimato anche da importanti personalità come Federico Fellini (il quale dapprima pensa a lui per il ruolo di Casanova nel suo film Il Casanova di Federico Fellini, poi assegnato a Donald Sutherland e del quale sarà un efficace doppiatore)ed Eduardo De Filippo. La collaborazione tra Proietti e Roberto Lerici si può benissimo paragonare a quella, altrettanto proficua, tra Giorgio Gaber e Sandro Luporini per il teatro canzone. Dopo la morte di Roberto Lerici, avvenuta nel 1992 per infarto, Proietti porta in scena e dirige altri due spettacoli solisti, Prove per un recital (1996) e Io, Totò e gli altri (2002). Nel 2004 ha portato in tour lo spettacolo "Serata d'Onore" premiato il 20 agosto all'Arena di Catanzaro con il "Riccio d'Argento" come migliore spettacolo dell'anno nella rassegna "Fatti di Musica".

Direttore artistico e regista

Dal 1978 assume la direzione artistica insieme a Sandro Merli del Teatro Brancaccio di Roma, creando un suo Laboratorio di Esercitazioni Sceniche per i giovani attori (la stessa cosa farà Vittorio Gassman con la sua Bottega Teatrale di Firenze), portando in scena con i suoi allievi durante gli anni ottanta numerosi spettacoli assai apprezzati. Nello stesso momento si cimenta anche con la regìa teatrale, specializzandosi in adattamenti teatrali di successi cinematografici, oltre a curare la messa in scena di diverse opere liriche tra il 1983 e il 2002. Nel 1996 scrive e dirige un suo testo, Mezzefigure, mentre nel 1998 è la voce del narratore della fiaba Pierino e il lupo di Sergej Prokofiev, sotto la direzione orchestrale di Enrique Mazzola. Nel 2005 dirige Pino Quartullo e Sandra Collodel in Quella del piano di sopra, commedia brillante di Pierre Chesnot replicata nelle stagioni successive, ottiene un notevole successo accanto a Sabrina Ferilli e Maurizio Micheli nella versione moderna nel classico di Hennequin e Veber La Presidentessa (già interpretato da lui nel 1968 per la regìa di Franco Enriquez) portato più volte in tournée. Dal 2007 non è più direttore artistico del Teatro Brancaccio ma del GranTeatro di Roma.

Attore cinematografico

Nel 1966 debutta contemporaneamente sul grande e piccolo schermo. Al cinema non è però un vero debutto poiché già a quattordici anni viene scritturato come comparsa nel film Il nostro campione, diretto nel 1955 da Vittorio Duse. In ogni caso il suo primo ruolo, per una curiosa coincidenza, è quello di un maresciallo dei carabinieri, lo stesso che trenta anni dopo lo porta alla grandissima notorietà. Tinto Brass è il primo regista a valorizzarlo con un ruolo da protagonista nel suo film L'urlo del 1968, quindi partecipa a film di Bolognini, Monicelli, Petri e Magni, ma forse soltanto Alberto Lattuada gli offre un ruolo pienamente compiuto sul versante drammatico nel film Le farò da padre (1974).
Partecipa inoltre ad alcuni film americani diretti da registi di prestigio come Lumet, Altman e Ted Kotcheff, nonché col francese Bertrand Tavernier. È fuor di dubbio che il suo ruolo brillante più celebre sia quello dello sfortunato indossatore Bruno Fioretti, che inventa qualsiasi stratagemma per poter giocare ai cavalli in società con alcuni suoi amici perdendo regolarmente, nella commedia di Steno Febbre da cavallo (1976), diventata col tempo un vero oggetto di culto tanto che nel 2002 se ne realizzerà un sequel a furor di popolo, Febbre da cavallo - La mandrakata, diretto dal figlio di Steno, Carlo Vanzina, definito dallo stesso attore un ritorno sul luogo del delitto. Con Vanzina tornerà a lavorare in Le barzellette (2004), Un'estate al mare (2008), Un'estate ai Caraibi (2009) e La vita è una cosa meravigliosa (2010).
Si cimenta con successo anche nel campo del doppiaggio, dove inizia nel 1964 prestando la voce al Gatto Silvestro dei cartoon della Warner Bros, quindi a celebri divi del grande schermo come Robert De Niro, Sylvester Stallone, Richard Burton, Richard Harris, Dustin Hoffman, Charlton Heston e Marlon Brando, nonché per George Segal in Tenderly di Franco Brusati e persino a Michel Piccoli nel Diabolik di Mario Bava. È notevole il suo pirotecnico doppiaggio del personaggio del genio della lampada nel film Aladdin (1992), prodotto dalla Walt Disney Pictures, che ripeterà anche nei due sequel distribuiti soltanto in home video, Il ritorno di Jafar ed Aladdin e il re dei ladri e persino in due videogames ispirati al film, La sfida per Agrabah e La bottega dei giochi di Aladdin.

Attore televisivo

Nel 1966 Proietti debutta in televisione nello sceneggiato I grandi camaleonti, diretto da Edmo Fenoglio. Insieme ad Ugo Gregoretti compare in ruoli soddisfacenti, come quello del truffatore Alfred Jingle ne Il Circolo Pickwick (1967), trasposizione dell'omonimo romanzo di Charles Dickens, dove compone e canta anche la sigla finale, La ballata di Pickwick. Proprio durante le sedute di registrazione di questa canzone, incontra un giovane di Poggio Bustone, che in quel brano suona la chitarra, musicista sotto contratto con la casa discografica Ricordi e destinato alla grande notorietà, Lucio Battisti. Sarà il loro primo ed ultimo incontro, ricordato in seguito dallo stesso Proietti in un'intervista durante una trasmissione celebrativa sul cantante.
Con Gregoretti lavora ancora nel 1974 in uno spettacolo sperimentale che tenta di fondere il varietà con lo sceneggiato, Sabato sera dalle nove alle dieci, dove Proietti è conduttore, compone e canta la sigla iniziale ed interpreta quattro ruoli, ed, infine in uno sceneggiato ispirato ad Emilio Salgari, Le tigri di Mompracem (1974), ricordato per il largo uso del chroma-key, dove interpreta il ruolo di Sandokan due anni prima di Kabir Bedi.
Insieme ad Antonello Falqui raggiunge la vetta massima a livello artistico sul piccolo schermo, col varietà Fatti e fattacci (1975), insieme a Ornella Vanoni, Giustino Durano e Massimo Giuliani, girato a colori, dove interpreta il cantastorie di una scalcinata compagnia di saltimbanchi in un viaggio a puntate attraverso il folklore di quattro città italiane, Roma, Milano, Napoli e Palermo. Alla Sicilia dedicherà ancora un omaggio in quello stesso anno, cantando in lingua siciliana la celeberrima Ballata di Carini, musicata da Romolo Grano ed utilizzata come sigla iniziale del film L'amaro caso della baronessa di Carini (1975), diretto da Daniele D'Anza, con Ugo Pagliai e Janet Agren.

Conduttore e regista televisivo

Nel 1981 rientra in televisione con lo sceneggiato Fregoli diretto da Paolo Cavara, ispirato alla vita del grande trasformista Leopoldo Fregoli e suo ennesimo tour de force, nel quale riveste i panni di ben 75 personaggi, oltre a comporre e cantare la sigla di chiusura, Prima de pija' sonno.
Inoltre è conduttore dei varietà Fantastico 4 (1983) diretto da Enzo Trapani e Di che vizio sei? (1988) per la regìa di Adolfo Lippi. A lui fu affidata la conduzione del tradizionale spettacolo RAI di Capodanno per la particolare edizione del 2000, dove annunciò l'avvento del nuovo Millennio.
Come regista televisivo debutta nel 1990 con una delle prime sitcom italiane, Villa Arzilla, basato sulle vicende di un gruppo di anziani pensionanti in una casa di riposo, dove appare in brevi cameo come giardiniere della villa, e dove riunisce un bel gruppo di grandi attori e attrici del passato come Giustino Durano, Fiorenzo Fiorentini, Ernesto Calindri, Marisa Merlini e Caterina Boratto. Otto anni più tardi si dirige nel film Un nero per casa (1998) dove interpreta la parte principale di un architetto.

I trionfi sul piccolo schermo

Nel 1992 inizia ad ottenere un consistente successo con le serie di telefilm Un figlio a metà, bissato dal seguito Un figlio a metà - Un anno dopo (1994), diretti da Giorgio Capitani, dove interpreta il ruolo di un doppiatore cinematografico (che esercita anche nella realtà e con successo), quindi sempre diretto da Capitani nella sitcom Italian Restaurant (1994) con Nancy Brilli dove è il proprietario di un ristorante italiano a New York (nella realtà Proietti, per breve tempo, ha effettivamente gestito un ristorante).
Nel 1996 arriva il trionfo inaspettato della serie televisiva Il Maresciallo Rocca, creato dalla coppia di scrittori Laura Toscano e Franco Marotta ed ancora diretto da Capitani nella quale l'attore romano interpreta il ruolo di Giovanni Rocca, vedovo con tre figli a carico, maresciallo comandante della stazione dei Carabinieri di Viterbo, che tra un caso e l'altro si innamora di una deliziosa farmacista, interpretata da Stefania Sandrelli (nella vita reale Proietti non ha fatto il militare per esubero di leva). La serie, partita in sordina su Rai 2, conquista i favori del pubblico fino a superare agevolmente i dieci milioni di telespettatori ed a mettere in seria concorrenza trasmissioni ampiamente collaudate come il Festival di Sanremo. Il colossale successo impone ai due autori, ai registi (al veterano e collaudato Capitani si alternano Lodovico Gasparini, José Maria Sànchez e Fabio Jephcott) ed al protagonista la realizzazione di ben cinque stagioni, realizzate tra il 1998 e il 2005, e della miniserie conclusiva Il maresciallo Rocca e l'amico d'infanzia nel 2008, tutte su Rai Uno.
Proietti interpreterà un altro personaggio creato da Toscano e Marotta, L'avvocato Porta, in due serie dirette da Franco Giraldi, ma con minor successo. Nel 2005, dopo essere apparso come veterinario in un film diretto da José Maria Sànchez, il 19 marzo è uno degli ospiti d'onore nella fortunata trasmissione di Renzo Arbore Speciale per me - meno siamo meglio stiamo, dove canta tre canzoni sue, tra le quali la celeberrima Chi me l'ha fatto fa', e si produce nella divertente recitazione de Il lonfo, probabilmente la più nota delle poesie metasemantiche di Fosco Maraini, recitata successivamente anche nella puntata del 7 febbraio 2007 della trasmissione Parla con me, condotta su Raitre da Serena Dandini. Nel 2009 Proietti gira una fiction su San Filippo Neri dal titolo Preferisco il Paradiso, trasmessa su RaiUno nell’autunno 2010 con ottimi ascolti. Nel 2010 recita nella miniserie tv Il signore della truffa nel ruolo dell’ex truffatore di lungo corso Federico Sinacori, una co-produzione Artis e Rai Radiotelevisione Italiana, destinata alla prima serata RaiUno.

Attore radiofonico

Alla radio incontra un notevole successo nella celeberrima trasmissione Gran varietà, dove partecipa durante le stagioni 1973-1974 interpretando il personaggio di un ladruncolo, ed in quella del 1975-1976, dove è un irresistibile conquistatore femminile che a parole (e con tre ipotesi) è infallibile, ed alla prova dei fatti accumula continui disastri, ma non si abbatte mai, come canta inesorabile accompagnandosi alla chitarra alla fine dei suoi sketch. Personaggio tra i più azzeccati della sua carriera, lancia un tormentone di successo (Invidiosi!) destinato a rimanere nel ricordo. Dietro il microfono tornerà soltanto nel 1995 come voce narrante dello sceneggiato Belfagor, ovvero il fantasma del Louvre.
Personalità multiforme e poliedrica dello spettacolo italiano, si cimenta anche nella poesia, seguendo l'esempio del Belli, di Trilussa e dello stesso Petrolini, componendo diversi sonetti pubblicati negli anni novanta in una rubrica del quotidiano romano Il Messaggero. Compare in diversi spot pubblicitari, tra cui quello ultimo, notissimo, per una marca di caffè. Partecipa inoltre al Festival di Sanremo del 1995, insieme a Peppino Di Capri e Stefano Palatresi, col nome di Trio Melody, dove presenta il brano Ma che ne sai... (...se non hai fatto il piano bar). Artista esuberante e simpatico sulla scena quanto riservatissimo sulla sua vita privata, dal 1967 è il compagno di una ex guida turistica svedese, Sagitta Alter, ed ha due figlie: Susanna e Carlotta.

5.6.11

Stefania Rotolo








Nata a Roma (ma il padre era originario di Alberobello, in Puglia), la sua carriera ha avuto inizio come ballerina, aiutata dalla madre Martha Matoussek, una danzatrice austriaca giunta in Italia per entrare nel corpo di ballo delle Bluebelle, che si esibiva negli show di Erminio Macario. Nel 1964 entra a far parte dei Collettoni di Rita Pavone, nei quali spiccavano teenager ancora sconosciuti come Loredana Bertè e Renato Zero, suoi amici cari in futuro. Successivamente, insieme a loro e a molti altri, è tra i protagonisti della famosa discoteca romana Piper.
Qualche anno dopo viene notata da Franco Estill, che le propone di unirsi alla sua compagnia di danza per un tour in Messico. La permanenza in sudamerica dovrebbe limitarsi a qualche mese ma nel frattempo la Rotolo conosce il sassofonista brasiliano Tyrone Harris, del quale si innamora. Decide così di seguirlo e di convivere con lui a Rio de Janeiro, dove allo stesso tempo perfeziona le sue doti di ballerina presso la nota escola de samba di João Gilberto.
Nel 1972 dalla relazione con il sassofonista nasce una figlia, Federica che per motivi non del tutto chiari il padre non vorrà riconoscere.
Nel 1975 viene ingaggiata come attrazione nel Cantagiro. Prende parte successivamente, come ballerina nello spettacolo teatrale Felicibumta di Garinei e Giovannini con Gino Bramieri. Intanto nel 1974 aveva partecipato al film La mafia mi fa un baffo di Riccardo Garrone. Il suo debutto televisivo avviene di lì a poco, come ospite di un recital di Charles Aznavour con il quale duetta, dando prova delle sue doti canore.


Televisione
Stefania si è intanto legata sentimentalmente a Marcello Mancini, giornalista ed autore televisivo. Proprio a Mancini è affidata l'ideazione di un nuovo programma mirato a svecchiare la televisione di Stato, ritenuta in quegli anni troppo monotona e poco adeguata a soddisfare le esigenze di adolescenti e ventenni che rivendicavano uno spazio tutto per loro. Ottenuto un contratto con la Rai, la Rotolo si distinguerà come una delle maggiori protagoniste della scena televisiva di fine anni settanta, conducendo alcuni programmi destinati prevalentemente al pubblico giovanile. Il primo di questi è Piccolo Slam, in onda sulla Rete Uno (così era chiamata allora l'attuale Rai Uno) nel 1977, dove viene ripresa la stessa atmosfera respirata all'interno delle discoteche. Stefania Rotolo è affiancata da Sammy Barbot, ballerino, cantante e dj di origine caraibica, anch'egli destinato a riscuotere successo negli anni a seguire. I due incidono anche l'omonima sigla dello show. Piccolo Slam ha un notevole successo, tanto che vengono raddoppiate le dodici puntate inizialmente previste e ne viene garantita una seconda stagione. La nuova sigla, dal titolo Go, vincerà il Telegatto come "Migliore Sigla Tv", e il Premio Popolarità di Radio Montecarlo.
Sempre nel 1977 esce il 33 giri Uragano slam, che contiene diverse cover. Terminati gli impegni televisivi, la showgirl intraprende un tour (sempre chiamato Uragano slam), riscuotendo ancora un elevato successo, guadagnandosi il soprannome di Ragazza uragano. Viene poi ingaggiata in autunno da Enzo Trapani per il suo fortunato varietà Non stop; anche qui, come da consuetudine, interpreta la sigla, Spaccotutto.


La consacrazione
La consacrazione definitiva avviene tuttavia nel 1979 con un'altra trasmissione serale, Tilt, diretta dal regista spagnolo Valerio Lazarov, e condotta dalla Rotolo assieme al comico Gianfranco D'Angelo. La trasmissione si rivolge ad una fascia d'ascolto varia, prevedendo, oltre alle usuali atmosfere dance per i giovani, uno spazio dedicato ai bambini, detto Baby music, dove Stefania balla sulle note delle sigle dei cartoni animati più in voga del periodo, in coppia con Enzo Paolo Turchi. Tra i brani originali lanciati nella trasmissione ha un notevole successo Marameo. La sigla finale del programma, Cocktail d'amore, composta da Cristiano Malgioglio, diventerà il maggiore hit discografico della soubrette, ponendola così all'attenzione della critica.
Nel 1980, la Rai realizza lo special Chroma-Key folies dove sono replicati i migliori balletti di Stefania eseguiti all'interno di Tilt. Questo spettacolo rappresenterà l'Italia al Festival Internazionale della Televisione di Montreux in Svizzera.


La scomparsa
Da questo momento però l'artista inizia ad accusare i sintomi di un tumore uterino molto serio, in seguito al quale deve subire un intervento chirurgico che la terrà lontana dalla tv. Dopo l'operazione partecipa ancora a un concerto, alla Bussoladomani presso Viareggio, dove ripropone Cocktail d'amore in duo con Renato Zero.
Costretta ad un forzato riposo a causa della malattia, la Rotolo riceve in quel periodo la lusinghiera proposta, da parte della Rai, di interpretare il ruolo di Peter Pan in un prossimo musical con Vittorio Gassman. Ma il tumore, giunto a uno stadio molto avanzato, non le lascerà scampo. Durante il ricovero a Villa Verde, succursale della clinica ginecologica dell'ospedale romano San Filippo Neri, viene colta da un'ulteriore grave crisi.
Stefania Rotolo muore la mattina di venerdì 31 luglio 1981, lasciando sgomenti i suoi moltissimi ammiratori, ormai di tutte le età, così affezionati al suo sorriso e alla sua gioia di vivere. Riposa nel cimitero di Prima Porta.


Omaggi a Stefania Rotolo
Dopo la dolorosa morte di Stefania, nel 1981, Renato Zero, suo grande amico da lunga data, le ha dedicato il brano Ciao Stefania, da lui scritto insieme al compagno della showgirl, Marcello Mancini.
Nel 1984 è stato istituito il Premio Stefania Rotolo, riconoscimento assegnato ai più prestigiosi ballerini.
Nel 2001 la canzone Cocktail d'amore è stata inserita nella colonna sonora del film Le fate ignoranti di Ferzan Ozpetek.
Nel 2002 è stato trasmesso da Rai 2 lo show televisivo Cocktail d'amore, esplicitamente dedicato alla sua memoria. Oltre il titolo, che riprende la celebre canzone scritta da Cristiano Malgioglio per la Rotolo, la stessa sigla iniziale del varietà è una cover del brano, interpretata per l'occasione dalla conduttrice Amanda Lear. È proprio grazie a questa trasmissione omaggio che i media tornano a parlare di Stefania e il pubblico può tornare da ammirarla, dopo il lungo silenzio sulla sua figura che aveva caratterizzato gli anni precedenti.


Vita privata
La figlia Federica, nata nel 1972, ha partecipato al Festival di Sanremo 2007 come cantante, con il nome d'arte di Jasmine.