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1.12.10

Mario (2a parte)





































Mario (1a parte)





























Tra gli avvenimenti che hanno segnato di più la sua vita c'è senz'altro il suicidio del padre, Tomaso Monicelli noto giornalista e scrittore antifascista, avvenuto nel 1946. A tal riguardo ha detto:
« Ho capito il suo gesto. Era stato tagliato fuori ingiustamente dal suo lavoro, anche a guerra finita, e sentiva di non avere più niente da fare qua. La vita non è sempre degna di essere vissuta; se smette di essere vera e dignitosa non ne vale la pena. Il cadavere di mio padre l'ho trovato io. Verso le sei del mattino ho sentito un colpo di rivoltella, mi sono alzato e ho forzato la porta del bagno. Tra l'altro un bagno molto modesto. »
La sua ultima compagna è stata Chiara Rapaccini. Quando si sono conosciuti lui aveva 59 anni e lei 19. Hanno avuto una figlia, Rosa, quando lei ne aveva 34 e lui 74.
Nel 2007, infatti, ha dichiarato di vivere da solo, di non sentire la lontananza di figli e nipoti (pur avendoli), di essere un elettore di Rifondazione Comunista e di avere pianto l'ultima volta alla morte del padre; mentre in un'intervista svela in particolare il motivo per cui a 92 anni vive da solo:
« Per rimanere vivo il più a lungo possibile. L'amore delle donne, parenti, figlie, mogli, amanti, è molto pericoloso. La donna è infermiera nell'animo, e, se ha vicino un vecchio, è sempre pronta ad interpretare ogni suo desiderio, a correre a portargli quello di cui ha bisogno. Così piano piano questo vecchio non fa più niente, rimane in poltrona, non si muove più e diventa un vecchio rincoglionito. Se invece il vecchio è costretto a farsi le cose da solo, rifarsi il letto, uscire, accendere dei fornelli, qualche volta bruciarsi, va avanti dieci anni di più. »
Il 25 marzo 2010 partecipa all'evento Raiperunanotte, dove si esprime in modo molto critico nei confronti della società odierna.

30.11.10

ciao Mario







""Solo gli stronzi muoiono", parola di Mario Monicelli, uno che il gusto della provocazione ce l'ha sempre avuto. Ma questa volta, dell'ironia amara e dello sberleffo non c'è traccia. Perché il più grande regista del Novecento italiano ha scelto di andarsene in modo tragico, togliendosi la vita. Si è gettato dal quinto piano del reparto di urologia dell'ospedale San Giovanni di Roma, dove era ricoverato per una grave malattia. Un suicidio che sa di resa, di disperazione, unica via per chi anche a 95 anni non sapeva né poteva rassegnarsi all'oblio, all'impossibilità di decidere il proprio futuro.Qualcuno lo ha definito il padre della commedia all'italiana, ma Monicelli era molto di più. Tra "I soliti ignoti" (1958) e "La grande guerra" (1959), tanto per citare due titoli indimenticabili, passano un anno e un mondo. Il primo comico ed irresistibile, il secondo lucido, spietato, altrettanto irresistibile. Con lui dietro la macchina da presa, hanno raggiunto vette impossibili attori come Totò, Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi. Monica Vitti, Nino Manfredi. Il meglio di Cinecittà, al servizio del più severo, burbero e geniale dei cineasti nostrani, un intellettuale popolare in grado di passare con disinvoltura dalla supercazzola prematurata al dramma di un padre che si vede uccidere il figlio tra le braccia, senza motivo.
Praticamente impossibile fare una classifica dei suoi film più riusciti, perché tra i quasi 70 diretti Iil primo, nel 1935, fu "I ragazzi della via Paal") e gli 8o sceneggiati, i flop si contano sulle dita di una mano. E allora via, in ordine cronologico, con gioielli come "L'armata Brancaleone" (1966), "La ragazza con la pistola" (1968), "Vogliamo i colonnelli" (1973), "Romanzo popolare" (1974), "Amici miei" (1975), "Un borghese piccolo piccolo" (1975), "Il marchese del grillo" (1981). "Speriamo che sia femmina" (1986). L'ultimo, del 2006, fu "Le rose del deserto" con Michele Placido, Giorgio Pasotti e Alessandro Haber. Fu apprezzato da pochi, quasi Moniceli fosse un maestro fin troppo venerato per essere ancora attuale.Lui, mantovano d'origine ma toscano in tutto e per tutto, non ha mai apprezzato la leggerezza fatua di certo cinema italiano contemporaneo, senza però far mai pesare il suo passato. Al ricordo, preferiva il presente. Nel 2007 si lasciò con la sua ultima compagna, Chiara Rapaccini, di 40 anni più giovane. In fondo, anche questa è la vita.Le reazioni - Il suo mondo, il mondo del cinema, ha reagito con cordoglio e costernazione. Carlo Verdone ha commentato: "E' una notizia che mi intristisce molto, Mario era depresso da tempo". Michele Placido, da Monicelli diretto in "Le rose del deserto", ha detto di non aspettarsi il suicidio, ricordando che "bisogna rispettare questa sua decisione". Il regista Carlo Lizzani ricorda così il grande collega: "Quello che fa capire quale sia stata la sua statura è la sua durata nel tempo nella storia del cinema italiano, prima con Steno, poi durante il periodo di Fellini e Antonioni ha continuato la sua opera intervenendo anche sul tessuto sociale". Il toscano Giovanni Veronesi ricorda: "Sono davvero scombussolato, l'avevo sentito poco tempo fa e pur sapendo che era all'ospedale, non lo sono mai andato a trovare. Peccato". Basito anche il produttore Aurelio De Laurentiis: "Io che lo conoscevo profondamente e sapevo della sua grande dignità e del suo desiderio di essere sempre indipendente e autonomo, posso capire questo gesto". Unanime il dolore del mondo politico, a partire dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
29/11/2010