martedì 23 agosto 2011

Gino De Dominicis







è stato un artista italiano.
È stato uno dei più emblematici e controversi artisti del panorama italiano del secondo dopoguerra. Complesso ed enigmatico, esplicitò la propria poetica attraverso le più diverse tecniche espressive (egli stesso si definì un pittore, uno scultore, un filosofo ed un architetto).Difficilmente inquadrabile in una precisa corrente artistica, non rientrando né nell'arte povera, né nella Transavanguardia, né in altre correnti artistiche più o meno note, il suo lavoro si caratterizza invece per una totale indipendenza sia dalle mode che dai gruppi. In vita fu circondato da un alone di mistero e di irreperibilità, soprattutto per la sua volontà di isolare il proprio lavoro dall' omologazione del mondo dell'arte, centellinando sia mostre che apparizioni pubbliche. Per sua scelta non furono mai pubblicati cataloghi o libri sulla sua produzione, né attribuì alla fotografia alcun valore documentario o pubblicitario della propria opera.
Nato ad Ancona nel 1947, Gino de Dominicis formò la propria coscienza artistica nell' istituto d'arte della città, sotto la guida di Ettore Guerriero.Espose per la prima volta le sue opere in una galleria della città a diciassette anni, nel 1964. Dopo un periodo di viaggi si stabilì a Roma, dove espose nel 1969 alcune opere realizzate negli anni precedenti e pubblicò la sua Lettera sull' immortalità del corpo. La ricerca artistica di De Dominicis può essere per semplicità divisa in due periodi, il primo compreso tra la fine degli anni sessanta e la fine degli anni settanta, erroneamente definito più concettuale, e il secondo compreso tra i primi anni ottanta e il 1998, anno della sua morte, più figurativo e pittorico.Del primo periodo di attività rimangono alcuni lavori divenuti celebri. Del 1969 sono i due filmati “Tentativo di far formare dei quadrati invece che dei cerchi attorno ad un sasso che cade nell'acqua” e “Tentativo di volo”, sempre del 1969 è la scultura "Il tempo, lo sbaglio, lo spazio" dove uno scheletro umano con i pattini mantiene in equilibrio con un dito un'asta mentre tiene uno scheletro di cane al guinzaglio. Espose nello stesso anno degli oggetti invisibili come “il Cubo, il Cilindro, la Piramide”, mostrati solo dai loro perimetri tracciati sul pavimento.Sempre alla fine degli anni sessanta apparivano per la prima volta le figure mitologiche di Urvasi e Gilgamesh, destinate a essere rappresentate in molte forme e in molte occasioni durante tutta l' attività artistica di De Dominicis.Del 1970 va ricordato “Zodiaco” dove rappresentò concretamente i dodici segni zodiacali esponendo un toro, un leone vivo, una giovane vergine e due pesci morti appoggiati sul pavimento.
Nella Biennale di Venezia del 1972 presenterà l' opera “Seconda soluzione d'Immortalità, (L'Universo è Immobile)” nella quale il signor Paolo Rosa, un giovane affetto dalla sindrome di Down, sedeva in un angolo di fronte ad un cubo invisibile, a una palla di gomma (caduta da due metri) nell'attimo precedente al rimbalzo e a una pietra in attesa di movimento.
Nel 1972 terrà a Roma un cocktail per festeggiare il superamento del secondo principio della termodinamica, nel 1975 a Pescara una mostra il cui ingresso era riservato ai soli animali.Dalla fine degli anni settanta De Dominicis si dedicherà quasi esclusivamente a opere pittoriche e disegni, i lavori di questo secondo periodo sono quasi esclusivamente figurativi, realizzati con tecniche basilari come la tempera e la matita su tavola o su carta, più raramente su tela.In questo periodo partecipò a altre manifestazioni d'importanza internazionale, oltre che a diverse presenze alla Biennale di Venezia, nel 1982 non accettò l' invito a Documenta di Kassel, nel 1985 vinse il Premio internazionale della Biennale di Parigi.Nel 1990 in occasione di una mostra antologica al Museo d'Arte Contemporanea di Grenoble espose per la prima volta "Calamita Cosmica", un gigantesco scheletro umano lungo ventiquattro metri, largo nove e alto quasi quattro sdraiato al suolo, perfettamente corretto da un punto di vista anatomico tranne che per il lungo naso, un altro segno, quello dei lunghi nasi caratteristico e ricorrente in molte opere di De Dominicis.

Le tematiche

Risulta difficile parlare della ricerca e del pensiero di De Dominicis, che ha fatto della riservatezza dell' isolamento e del mistero sulla sua persona un tratto distintivo. Tuttavia è possibile riconoscere delle tematiche e dei caratteri ricorrenti in tutta la sua attività artistica:La questione dell'immortalità del corpo.La creazione artistica come pratica anti-entropica e capace di arrestare l'irreversibilità del tempo.Un sistema di pensiero radicato nella Storia, in particolare sui Sumeri e l'epopea di Gilgamesh.Le figure mitologiche di Urvasi la dea indiana della bellezza e, appunto, di Gilgamesh il favoloso signore della città mesopotamica di Uruk.Il tema dell'invisibilità e del raggiungimento di obiettivi impossibili.Il superamento della gravità, come ebbe a dichiarare: “Così come il disegno e la pittura, la mia "scultura" non è condizionata dalla forza di gravità.”La visione dell' artista come un prestigiatore: “ Un pittore è come un prestigiatore che con i suoi giochi deve riuscire a sorprendere se stesso. E in questo sta la complessità.”Altri temi ricorrenti riguardano il mistero della creazione, la bellezza umana, il demoniaco, le tradizioni occulte, i punti di vista multipli e le prospettive rovesciate, la nascita dell'universo, il senso ultimo ed il significato stesso della materia e dell'esistenza delle cose.Ricorse spesso a elementi archeotipici alchemici e religiosi come la croce, la piramide, le stelle, le figure geometriche, i lunghi nasi delle sue figure.Per De Dominicis l'arte non è comunicazione, ma è creazione, magia e mistero, ritenendo perfino lo spettatore superfluo rispetto all'opera.

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