martedì 18 ottobre 2011

intervistina



“Andrei volentieri a Sanremo, non certo a fare la velina, ma a condurre sì. Mi divertirei un sacco, negli ultimi anni è stato bello, da lì sono usciti artisti interessanti, insomma se mi chiamassero correrei”.

A dichiararlo è l’attrice Stefania Rocca, protagonista di L’amore fa male di Mirca Viola, dramma romantico in questi giorni nelle sale. Nel film interpreta una donna frustrata dal punto di vista lavorativo e sentimentale che a 40 anni non riesce ancora a sfondare nel mondo dello spettacolo e colleziona delusioni amorose con uomini già impegnati. Dal cinema alla realtà il passo è breve, ma se “lo stereotipo dell’attrice che va a letto con il regista è abbastanza reale”, tuttavia “la maggior parte di noi attrici non lo fa: ci mettiamo più tempo, ma se siamo capaci alla fine otteniamo risultati”.

Non vorrà farci credere che non le sia mai arrivata una proposta indecente…

Quelle proposte di solito vengono rivolte a ragazze senza talento che lasciano agli uomini la possibilità di approfittarsi delle loro insicurezze.

Qual è il suo parere in merito alla polemica secondo cui in Italia non ci sono veri ruoli per le attrici di talento?

E’ vero che negli ultimi anni il cinema italiano privilegia gli uomini, del resto film come Gomorra o Il Divo sono strettamente legati a problematiche sociali, e di conseguenza a figure maschili. I personaggi femminili sono pochi, finisci per fare o la moglie o l’amante, però bisogna rendersi conto che dipende molto anche dalle interpretazioni. Persino il personaggio che sul copione sembra il più banale puoi trovare la chiave per renderlo interessante: nel cinema non vale tanto quello che racconti, ma come lo racconti.

Lei è un’attrice molto corteggiata dalle registe, l’esempio vivente dell’inutilità della competizione femminile…

Ultimamente sono più gli uomini a mettersi in competizione con le donne, più che le donne tra loro. L’importante, in generale, è non mettersi mai in competizione, tra attrice e regista poi sarebbe sbagliato, nel momento in cui fai un film devi tendere a creare un nucleo unico. E se con i registi uomini è giusto mantenere una certa distanza, tra donne è più facile fare gruppo, hai lo stesso tipo di linguaggio e di universo, la stessa visione, la stessa sensibilità. Solo quando c’è competizione diventa un disastro.

In un momento come questo di crisi per il cinema la tv è una soluzione?

Non ho mai rinnegato la tv, nè avuto pregiudizi, ma ho sempre cercato di fare prodotti e personaggi di qualità. Perché sta a noi fare la televisione: inutile dire “Fa schifo, non la faccio”, è una presa di posizione che non aiuta, tanto vale mettersi in gioco e cercare di far meglio.

Presto la vedremo nella serie tv Una grande famiglia, accanto ad Alessandro Gassman: cosa la attraeva di questo progetto?

Mi piaceva tornare a lavorare con Ivan Cotroneo e Riccardo Milani e poi raccontare uno spaccato della famiglia italiana completamente all’opposto rispetto a quella di Tutti pazzi per amore. Lì c’erano due separati che cercavano una famiglia, qui ci sono personaggi che una famiglia ce l’hanno, e anche grande, per cui cosa cercano? Io, in veste di moglie di Alessandro, cercherò di farmi accettare dalla suocera Stefania Sandrelli.

A questo punto della sua carriera cosa le piacerebbe osare?

Non mi sono mai capitate sceneggiature per cui dover cambiare faccia e imbruttirmi, lo farei volentieri: amo cambiare ruoli, trovare un ritmo e un modo diverso di fare le cose, e trasformarmi anche a livello fisico.

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