14.6.11

Primo Carnera






« Ho preso tanti pugni nella mia vita, veramente tanti... ma lo rifarei perché tutti i pugni che ho preso sono serviti a far studiare i miei figli. »
(Primo Carnera)

è stato un pugile italiano degli anni trenta.
Fu campione mondiale dei pesi massimi dal 29 giugno 1933 al 14 giugno 1934. Per antonomasia, uomo di eccezionale forza fisica e di alta statura.

La nascita e l'emigrazione

Primo Carnera nasce il 25 ottobre 1906 a Sequals, un paesino attualmente in Provincia di Pordenone, a 40 chilometri da Udine. Carnera alla nascita pesava circa 8 kg. Evento eccezionale ancora oggi, ma realmente straordinario in un periodo storico in cui la povertà, la fame e la disoccupazione erano problemi sociali molto più diffusi e drammatici di oggi. La sua famiglia era molto povera e sopravviveva solo grazie al lavoro del padre, un mosaicista emigrato in Germania.
Il piccolo Carnera ha uno sviluppo molto sostenuto e spicca tra i suoi coetanei, più bassi e minuti. Nel 1915 il padre di Carnera fu chiamato a combattere la Prima guerra mondiale e fu quindi costretto ad abbandonare il lavoro, facendo gravare il carico familiare sulle spalle della moglie. La madre cercò allora lavoro, ma fu presto costretta a vendere la fede nuziale per sopravvivere. Carnera è così costretto ad abbandonare la scuola ed inizia a mendicare insieme ai suoi fratelli. Nel frattempo, continua la sua crescita poderosa, al punto che a dodici anni, ha già la statura di un adulto ed è sempre più difficile per lui avere vestiti e scarpe della sua misura, tanto da essere costretto ad usare le scarpe di un soldato austriaco morto in battaglia. Per i vestiti, invece, si aggiusterà un'uniforme tedesca.
Ancora adolescente, spinto dalla fame e dalla povertà, emigra in Francia dagli zii. Inizialmente lavora come carpentiere. Tale attività necessitava di maggiore energia ma gli garantì un maggior corrispondente in viveri. Gli zii lo introdussero anche nel mondo del pugilato, organizzandogli un incontro con un principiante ma Carnera non era ancora pronto al grande passo. Il suo fisico, intanto, diventava sempre più quello di un vero e proprio "carnera": alto e nerboruto.
Era alto effettivamente 205 centimetri per 129 chili. Non potevano mancare i così soprannominati piedi da violino, lunghi 32 cm, che calzavano il 52 (anche se in base alla lunghezza, è più probabile che corrispondano ad un 50 di scarpe). Riuscì ad adattare i vestiti, ma per quanto riguarda le scarpe non poté che camminare scalzo. Nel 1925, un circo fece tappa proprio dove lui risiedeva, vicino Le Mans. Un giorno, durante uno degli incontri di lotta di questo circo al quale stava assistendo, il responsabile notò il suo fisico imponente che destava sgomento e lo ingaggiò.
Con questo nuovo lavoro, Carnera sperava soprattutto di migliorare il suo stile di vita. Così iniziò a girare, per tre anni, in varie località. Alla sua vista le persone rimanevano sbigottite, ma alcune presuntuosamente lo sfidavano. A tal proposito si narra che in uno dei suoi incontri un giovane gli diede un pugno nella pancia; Carnera si arrabbiò per la violenza gratuita e lo afferrò per il collo facendolo svenire; gli amici decisero di vendicarsi sfidandolo in quattro, ma la dinamicità e la resistenza sviluppate da questo lavoro gli permisero di aver ragione su tutto il gruppo senza particolari affanni. I giornalisti pubblicarono l’accaduto rendendo più popolare il circo e Carnera stesso.
Il responsabile, soddisfatto di aver incrementato i suoi guadagni grazie a lui, gli aumentò il salario. Sull'onda del successo del lottatore friulano, venne messa in palio una ricompensa per chi fosse riuscito a sconfiggerlo, ma nessuno ci riuscì. Divenne un fenomeno da baraccone e gli vennero affibbiati dei soprannomi, tra i quali il più curioso era Juan lo spagnolo.

La carriera e il titolo

Un giorno il circo fa tappa ad Arcachon. Qui, tra la folla che assiste alle lotte di Carnera, c’è anche Paul Journée. L’ex campione francese dei pesi massimi segue attentamente le abilità acquisite dell’eccezionale lottatore. Vede in lui le capacità di un pugile in potenza, che solo allenandosi potrà valorizzare le sue doti. Lasciare il circo significherebbe per Carnera ritornare alla povertà, e quindi inizialmente lascia perdere la proposta.
Poi trova una soluzione: si sostenta riprendendo il suo primo mestiere e si allena nella palestra di Journée. Attraverso la sua caparbietà e gli insegnamenti dell'ex campione, presto raggiunge buoni livelli. Journée insiste nel farlo vedere al manager Léon See, che rimarrà allibito dall’imponente stazza.
Se lo mette alla prova con il campione Julyo Poojeshe e gli fa scattare qualche foto per i giornalisti. Si accorda illegalmente con Damon Runyon per incrementare la popolarità del suo gigante. Successivamente, per abituarlo, lo fa combattere con un peso massimo ma il maciste friulano mette al tappeto anche lui. Dispiaciuto di averlo fatto svenire, però, si scusa. Carnera era così, buono e ingenuo, al contrario del suo manager, che si arrabbiò con lui per il suo gesto. Gli raccomanda di mangiare una bistecca da un chilo al giorno e di togliersi le scarpe del circo.
L’affarista, dopo aver constatato i miglioramenti del suo pugile, lo fa vedere all’organizzatore Jeff Dickson. Carnera è abbastanza preparato e in grado di cimentarsi anche nel professionismo. Debutta a Parigi, il 12 settembre 1928, dove vince al secondo round per knockout contro Leon Sebilo. Vince tutti e sei i match successivi: tra questi il tanto discusso incontro con Epifanio Islas, a Milano. I giornalisti dichiararono truccato il match e definirono Carnera “torre di gorgonzola”, pensando che non avesse tante possibilità di diventare un vero pugile. In verità il suo manager, quando poteva, si assicurava la vittoria.
È ancora oggi un mistero su quanti fossero gli incontri truccati, ma una cosa è sicura: Carnera non era a conoscenza di come il suo manager gestiva gli incontri. Comunque furono molti i match vinti regolarmente. Anche se mancava di tecnica Carnera possedeva infatti un pugno eccezionale. Perse invece per squalifica con Franz Diener a Lipsia (Germania). Dopo sette incontri vinti consecutivamente, perde anche il match di ritorno con Young Stribling per squalifica. Successivamente, però, si prende la rivincita con Franz Diener.
Deluso da come era stato accolto nella sua amata patria, nel 1930 approda negli Stati Uniti. Sono gli anni del proibizionismo, della crisi economica - che non coinvolse affatto la boxe - e della mafia italo-americana, che investirà su Carnera insieme a Léon See, preferendo la quantità alla qualità dei match. I suoi organizzatori, ovviamente, occultavano il modo in cui gestivano i suoi match. Carnera ottiene 15 vittorie, 14 per knockout e 1 per squalifica contro George Godfrey . A queste se ne aggiungono altre 5, ma perde contro Jim Maloney che vince ai punti.
Carnera diventa sempre più popolare, tutto il mondo parla di lui, specialmente quando affronta Paulino Uzcudun, ex campione europeo. In Spagna era in corso la guerra civile e c'era bisogno di qualcuno in cui potersi identificare. L'unico su cui poter contare era Uzcudun. Il manager di Carnera, pur scettico sulle probabilità di vincita del suo pugile, accettò. La stampa italiana screditò il proprio connazionale, lo diede per perdente convinta che, se avesse vinto, sarebbe stato solo per qualche combine.
Ma quel 30 novembre 1930 le cose vanno diversamente. Non c’è nessun trucco, anzi gli organizzatori, non si capisce se per avvantaggiare il basco Uzcudun, costringono Carnera ad usare dei guantoni più piccoli rispetto a quelli che portava sempre. Inizialmente il pugile non accetta questa ingiustizia ma poi pensa a quanti hanno pagato (circa ottantamila) per vedere il match e non se la sente di deludere chi lo ama, quindi umilmente accetta e sale sul ring. Non fu facile combattere in quelle condizioni. Uzcudun era sempre in vantaggio, ma Carnera resisteva. Il match durò più del previsto e alla fine Carnera vinse ai punti. Così le dichiarazioni dei giornalisti italiani cambiarono e iniziarono ad esaltare ed omaggiare il grande friulano. Adesso tutti puntano su di lui e, dato che è stato capace di vincere in quelle condizioni, si chiedono di cosa possa essere capace. Il prossimo match si terrà a Londra, contro Reggie Meen. Anche qui Carnera vince per kot. Intanto il 1930 volge alla fine con un totale per lui di 25 vittorie e una sola sconfitta. La nuova stagione della boxe ricomincia da Miami, con il re-match contro Jim Maloney.
Dopo sei match, tutti vinti, tocca a Jack Sharkey, che vince il match dell’andata ai punti. Dopo circa un mese il gigante buono dimostra anche di aver acquisito una tecnica abbastanza buona nel match contro King Levinsky. Sempre a novembre è il turno di Vittorio Campolo, che viene messo ko al secondo round. Trascorre così un altro anno, con un totale di 17 match, 9 vinti e uno perso ai punti.
Nel 1932 Carnera subisce due discutibili sconfitte contro Larry Gains e Stanley Poreda e vince gli altri 23 incontri. Dopo la sconfitta subita da parte di Larry Gains, viene a conoscenza del fatto che il suo manager si appropria della maggior parte del suo denaro e che collabora con la mafia. Parte così per l’Italia dove entra a far parte del team di Luigi Soresi, meno esperto del precedente manager ma anch'egli abbastanza furbo, che inizia a “gestire” Carnera. Soresi annuncia l'accordo alla stampa italiana e tutti vengono a conoscenza anche della crisi economica che aveva colpito il gigante di Sequals. Soresi lo riporta negli USA organizzando dei match valevoli per il titolo mondiale. Il 10 febbraio 1933 gli tocca confrontarsi con Ernie Schaaf, il quale, dopo un match faticoso, viene messo al tappeto. Successivamente, il 14 febbraio, Ernie Schaaf muore a causa di una emorragia cerebrale, procuratagli dai grossi ed energici pugni di Carnera.
Afflitto dai rimorsi di coscienza, il pugile si ritira dalla boxe. Attraverso l’aiuto degli amici, della famiglia, dalla madre di Ernie e dalle proposte di girare qualche film, esce da questo brutto periodo. Dopo due mesi riprende gli allenamenti per prepararsi a conquistare il titolo mondiale di Jack Sharkey. L’evento, che tutti attendevano da tanto, si tiene al Madison Square Garden di New York, lo stesso in cui aveva sconfitto Schaaf.
È il 29 giugno 1933 quando Primo Carnera sale sul ring per affrontare nuovamente Jack Sharkey. L’arena è gremita, il pubblico è caloroso ed ansioso di assistere al match. Poiché i pugni di Carnera erano molto devastanti, il team di Sharkey insiste nel controllare i guantoni di Carnera, convinti che fossero pieni di oggetti di metallo, ma si rendono ben presto conto che non c'è trucco nella forza del gigante. Dopo sei round Carnera mette ko con un montante destro Jack Sharkey. Gli italiani presenti urlano, gridano il nome di Carnera, sia perché è un loro connazionale sia perché come lui hanno alle spalle storie difficili e umili. Carnera diventa l’uomo più forte al mondo, il primo campione mondiale dei pesi massimi italiano.
Tutti parlano di lui, del suo titolo, del fatto che ha finalmente raggiunto la tecnica di cui necessitava avendo dimostrato di non saper usare soltanto i jab sinistri. Il pugile manda due telegrammi di ringraziamento: il primo è indirizzato alla madre e il secondo al Duce.

Carnera contro Max Baer

Dopo aver difeso il titolo contro Uzcudun, Carnera ritorna negli USA e il 1 marzo 1934 sale sul ring contro Tommy Loughran. Dopo un sudatissimo match, la vittoria finale viene data a Carnera. Il prescelto per il successivo match è Max Baer, un americano di 95 kg un po' più basso di Carnera. Molto esperto della noble art, anche se con muscoli meno saldi. Il 14 giugno 1934 viene arrestato il manager di Carnera, proprio quando doveva combattere contro Max Baer. Affronta la situazione e sale sul ring lo stesso.
L'opinione di tutti è che il match sia difficile, ma ben alla portata di Carnera; tuttavia l'azione di Primo appare incerta, macchinosa e dopo circa un minuto dall'inizio dell'incontro Baer lo colpisce ripetutamente al viso mandandolo al tappeto per 2 volte. Ad aggravare la situazione è un infortunio che Carnera si era procurato scivolando (probabilmente indietreggiando per evitare un colpo di Baer) all'inizio del match stesso e che coinvolge la caviglia, lussandola. Tutti i presenti a bordo ring si accorgono dell'accaduto, ciononostante Carnera prosegue il match.
Nel 2° round e nel 3° round Baer capisce che Primo è seriamente in difficoltà e cerca di sferrare il colpo decisivo senza però riuscirci. Primo infatti dimostra di essere ancora sufficientemente reattivo e vigile.
Nel 4° round Carnera cerca di reagire e portare l'incontro a suo favore ma Baer si rivela un pugile esperto e rapido tanto che riesce a schivare tutti i pugni dell'italiano.
Nel 5° round, a pochi secondi dal suono della campana, Baer si fa sentire con un deciso montante, un colpo che Primo sembra soffrire in modo particolare.
Nel 6°, 7° e 8° round i due si scambiano una serie di pugni, nessuno dei quali decisivi. Con il 9° round sembra che l'incontro debba proseguire in una situazione di parità, Max Baer appare infatti meno potente e veloce.
Durante la metà del 10° round Baer colpisce Primo sul volto con un preciso destro, il pugile italiano accusa il colpo e abbassa la guardia, dando la possibilità a Baer di colpirlo nuovamente con un destro violentissimo. Primo si allontana dall'avversario, riesce a rimanere in piedi appoggiandosi alle corde. L'arbitro ferma per un attimo la sfida provocando le ire dei secondi di Baer.
L'incontro riprende e subito Baer colpisce Primo nuovamente al volto, questa volta il pugile italiano cade sulle ginocchia, ma si rialza subito. L'incontro è ormai segnato, Baer fa partire dei colpi in successione, Primo cade al tappeto ma si rialza di nuovo immediatamente. Il gigante buono sembra non voler arrendersi e viene salvato dal suono della campana. Alla fine del 10° round Primo appare fortemente provato tanto da non sentire il suono della campana, viene accompagnato all'angolo da un suo secondo. All'inizio dell'11° round Baer manda al tappeto il pugile italiano colpendolo con un preciso diretto al volto: Primo si rialza ma subisce un altro violento colpo di Baer. A pochi secondi dalla fine del round, Primo, colpito da un altro destro, va a terra. Si rialza subito ma l'arbitro capisce che Primo Carnera non è in grado di proseguire e decide di sospendere l'incontro.
Max Baer è il nuovo campione del mondo dei pesi massimi. Carnera avrebbe fortemente voluto una rivincita contro Baer ben sicuro di poterlo battere nel pieno delle forze ma il suo manager americano Duffy non volle accontentarlo. Dopo questo match, resta in convalescenza per due mesi, con una gamba ingessata. Nessuno lo va a trovare, se non gli amici e i parenti.
In seguito gira anche numerosi film, tra cui L’idolo delle donne, in cui Carnera e Max Baer interpretano se stessi.

Il declino nella boxe

Come sempre, però, ritorna a combattere. Gira quasi tutto il Sudamerica, dove è molto amato: Vittorio Campolo viene messo facilmente a tappeto, un altro match viene vinto ed un altro ancora perso.
Nel 1935, dopo aver affrontato Ray Impellettieri e aver vinto il match, decide di combattere con Joe Louis. Otto anni meno di Carnera, abbastanza famoso e abbastanza forte. Primo, invece, sottovalutava le capacità dell’americano di colore. Il Duce è con Carnera, mentre Harlem è con Louis. È un match bollente, pieno di cori razzisti, di tifosi di Louis, di agenti della sicurezza e di tecnici. Alla fine Joe Louis si aggiudica la vittoria.
Nel 1936 Carnera inizia a combattere con pugili poco conosciuti, tra cui un altro pugile di colore, Leroy Hayanes, molto discriminato e anche per questo poco famoso. Perde anche stavolta, sia all’andata sia al ritorno. Successivamente, è costretto ancora una volta a stare a letto, a causa di una trombosi. Subito pensa che questo sia il momento giusto per ritirarsi definitivamente, ma dopo aver visto i progressi che andava compiendo, decide di prolungare ancora la carriera di pugile e, per il momento, rifiuta la proposta di Jack Curley, che voleva si dedicasse al catch. Contro i consigli dei dottori, ritorna sul ring a Parigi contro Albert Di Meglio. Il fisico ormai non è più quello di una volta, forte e abile, quindi perde ai punti.
Perde anche a Budapest, il 4 dicembre 1937, contro Joseph Zupan. Il posto di Carnera nel cuore degli italiani, intanto, inizia a essere preso dal calcio, che diventò così lo sport più seguito. A Carnera, invece, viene diagnosticato il diabete e gli viene tolto un rene. Successivamente, si riprende e il 13 marzo 1939 si sposa con Pina Kovacic. Dal loro amore nacquero due figli: Umberto e Giovanna Maria.

La rivincita nel wrestling

Dopo aver collezionato 70 vittorie per ko, ritorna a fare il lottatore. Stavolta, non come fenomeno da baraccone, ma come wrestler. Già nel 1941 Jack Curley gli aveva proposto questa alternativa, ma allora aveva rifiutato.
Solo nel 1946, si rende conto che quello era l’unico modo per restare sul ring. Ad ottobre, il manager Joe Toots Mondt lo fa debuttare contro Cheif Saunooke, il quale viene messo a tappeto. Dopo una settimana, sempre per la Georgia Championship Wrestling, promotion della NWA (National Wrestling Alliance), lotta contro Jules Strongbow, prevalendo ancora una volta Carnera. Il 24 marzo 1947 lotta contro George Macricostas, poi contro Babe Sharkey. Vincendo tutti e due gli incontri.
Carnera riacquista la sua popolarità, soprattutto dopo aver vinto l’incontro con uno dei maggiori esperti di wrestling in quel periodo, Ed "Strangler" Lewis. Il ’48 inizia con il ritorno alla GCW, sconfiggendo Roland Kirchmeyer e successivamente anche Pete Managoff. Ebbene sì, anche nel wrestling diventa uno dei più imbattibili. Neanche Kola Kwariani, riesce ad abbatterlo. Solo l’italiano Antonino Rocca, il 20 aprile del 1948, ferma il suo record di 321 vittorie. Ad ottobre sconfigge Vic Christy. Nel ’51, Max Baer, arbitra il match contro Jim London, che finisce a pareggio. Questo incontro fu molto seguito per la presenza, appunto, di Baer, che gli aveva tolto il titolo; erano in molti a pensare che Carnera non avrebbe resistito alla tentazione di sfidarlo nuovamente.
A dicembre, prevale su Red Menace, invece nel marzo del 1952 finisce con un No Contest. A luglio tocca a Fred Von Schacht e Clyde Steeves, sopprimere la forza del nerboruto italiano, il quale vince. Nel 1953, la famiglia Carnera, finalmente ottiene la cittadinanza americana. Così non è più ostacolato a interpretare qualche ruolo. In tutto, girerà quindici film, tra cui Ercole e la regina di Lidi, Il tallone di Achille ed altri ancora, in più una tournée con Renato Rascel (il comico conosciuto con il soprannome di il piccoletto).

La malattia e la morte

Apre anche un ristorante e un negozio di liquori. Il 18 febbraio 1957, conquista il titolo di Claims Heavyweight Wrestling Championship, sconfiggendo King Kong, un uomo pesante 228 kg.
Successivamente inizia a dedicarsi di più al cinema, anche perché le sue condizioni di salute sono peggiorate. Carnera si ammala di cirrosi epatica e quando comprende che gli resta poco da vivere ritorna in Italia.
Nel maggio del 1967 torna a Sequals, a godersi i suoi affetti. Il gigante buono morirà nel 34º anniversario dalla conquista del titolo mondiale dei pesi massimi, cioè il 29 giugno 1967. Le sue qualità, la sua forza, la sua vita rimarranno per sempre impresse nel mondo della boxe, della storia e anche nelle menti del popolo e ne faranno di lui un mito internazionale.

Periodo fascista

Carnera vuole difendere il titolo in Italia ma ciò non gli sarebbe permesso in quanto egli è sotto contratto con il Madison Square Garden di New York. La mafia, però, intuisce un buon affare e così il 22 ottobre 1933 Carnera combatte il re-match contro Paulino Uzcudun, a Roma. Al match è presente anche Mussolini.
Primo Carnera combatte rifiutando il compenso e indossando una camicia nera, al fine di esprimere la propria vicinanza al regime fascista. Il match ben combattuto da entrambi gli sportivi, vede il friulano vincere ai punti. Il pubblico esprime il proprio entusiasmo, ora più che mai. L’Italia si accorge di lui solo quando vince il match di andata in casa del basco.
Le istituzioni, allora, lo accolgono e lo omaggiano. Carnera rappresenta un modello utile al regime. Benito Mussolini lo fa affacciare dal balcone di Piazza Venezia. Il Duce fa di Carnera un modello da imitare. Il Minculpop (ministero della cultura popolare) fa di lui un modello ideale dell'italiano. Attraverso lui, si invogliano i balilla, si rende più popolare l'ideologia fascista.
Dunque Carnera diventa un eroe nazionale, un uomo invincibile e ancor di più dopo aver conquistato il titolo mondiale, che incrementa la riproduzione di fumetti, manifesti e articoli che lo omaggiano come fosse una divinità. Non solo in Italia; in America, già a cominciare dallo storico manager Léon per poi continuare con Luigi Soresi e Bill Duffy, viene gestita l’immagine di Carnera. Attraverso i giornalisti, i manager lo impongono come The Ambling Alp (La Montagna che Cammina Lentamente) anche se gli esperti di boxe gli rimproverano l’animo buono. Deve essere cattivo, dicono. E sì, in un certo modo hanno ragione. Carnera non si rese mai conto di cosa combinavano i suoi manager, si fidava troppo e non era per niente malizioso.
Dopo la caduta del regime fascista, ritorna in patria, accolto dalle accuse dei partigiani. Quest’ultimi gli rimproverano il fatto di esser stato un collaboratore di Mussolini, ma grazie all’aiuto di Leo Picco, comprendono che le accuse erano ingiuste. Il 22 luglio 1945 combatte contro il francese Michel Blevens, a Udine. Finalmente, ritorna a vincere, per ko. A settembre mette ko, a Trieste, Sam Gardner. Tutto questo non basta per riappropriarsi del suo titolo, così incontra Luigi Musina.
Il match ritarda, a causa della folla che vuole entrare anche senza biglietto. Carnera, quindi, si intrattiene in un bar, bevendo alcoolici con i suoi ammiratori. Forse anche a causa di questo, viene battuto al 7° round, per ko. Nel 1946 combatte due match, di nuovo con l'ex-campione europeo dei pesi mediomassimi Musina. Li perde entrambi.

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